Pochi mesi alla pensione, muore schiacciato da 30 lastre di acciaio

Il triste destino di Claudio Malgarini, operaio di 60 anni di Fara Olivana: è morto giovedì pomeriggio mentre lavorava al cantiere dell'ospedale di Cremona

E' morto schiacciato dal peso di 30 lastre d'acciaio, più di una tonnellata a mezzo, che inevitabilmente non gli ha lasciato scampo: si sarebbero improvvisamente staccate dalla parete, travolgendolo e uccidendolo sotto gli occhi attoniti dei suoi colleghi, rimasti tutti illesi. E' Claudio Malgarini, 60 anni, la vittima dell'ennesimo infortunio sul lavoro in Lombardia, questa volta all'ospedale Maggiore di Cremona.

Abitava a Fara Olivana con Sola, piccolo Comune della Bergamasca a pochi chilometri dal confine bresciano, da Urago d'Oglio e Rudiano. Lo piangono l'amata moglie e il figlio Paolo, consigliere comunale. Operaio da una vita, tra pochi mesi sarebbe andato in pensione.

Travolto e ucciso in pochissimi attimi

Tutto è successo in pochi e tragici attimi, al secondo piano sotterraneo dell'ospedale cremonese dove sono in corso i lavori per allestire la sala che ospiterà il nuovo acceleratore del reparto di Medicina nucleare e Radioterapia. Sono circa le 17 quando i quattro operai che erano con lui hanno lanciato l'allarme.

Malgarini è stato liberato, non senza fatica, dai Vigili del Fuoco, e poi rianimato a lungo, purtroppo senza successo: i medici, accorsi dal pronto soccorso, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. I rilievi sono stati affidati alla Polizia di Stato, con il supporto dei tecnici della sicurezza sul lavoro di Ats Valpadana.

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Il cordoglio del Comune e della Regione

Sia le lastre che il materiale edile sono stati sequestrati: la Procura ha già aperto un'inchiesta. Malgarini viveva con la moglie nella piccola frazione di Sola, dove era molto conosciuto sia per l'attività del figlio che per il suo impegno nello sport e nel volontariato. L'amministrazione comunale si unisce al cordoglio della famiglia: un messaggio solidale è arrivato anche dalla Regione, con le parole del presidente Attilio Fontana.

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