Addio all’ex sindaco, Brescia piange Cesare Trebeschi

Aveva amministrato la città per 10 anni, dal 1975 al 1985. Nato a Cellatica nel 1925, si è spento in un letto della clinica San Camillo. Il padre Andrea fu deportato in un campo di concentramento. Il cugino, e la moglie di quest’ultimo, morirono nella strage di Piazza Loggia.

Cesare Trebeschi

Era diventato sindaco nel 1975, un anno dopo aver perso il cugino Alberto e la moglie di quest’ultimo (Clementina Calzari) nella strage di Piazza Loggia: Brescia saluta un pezzo della propria storia dando l’addio all’avvocato Cesare Trebeschi. 

Si è spento nelle scorse ore, in un letto della clinica San Camillo di Brescia, dov’era ricoverato da una decina di giorni a causa di problemi respiratori. Nato a Cellatica nel 1925, il prossimo 25 agosto avrebbe compiuto 95 anni.

Per 10 anni - dal '75 all'85 - ha amministrato la città: proprio a Trebeschi si deve la prima pianificazione urbanistica di Brescia. La passione per la politica l’aveva ereditata dal padre Andrea, esponente dei Cattolici Popolari: fu perseguitato dai nazifascisti e deportato nei campi di sterminio di Dachau,  Mauthausen e Gusen, dove morì nel 1945.

Testimone della storia del Novecento, che nel corso degli anni aveva raccontato a numerose generazione, Trebeschi era stato amico personale di Papa Paolo VI. Stimato intellettuale, oltre che apprezzato politico, nel 2018 era stato insignito del premio Grosso d'Oro per quel che aveva fatto da primo cittadino, ma anche per l’impegno nel mondo dell’associazionismo cattolico e per il contributo alla Resistenza: era stato staffetta dei Partigiani. 

In una nota, il sindaco di Brescia Emilio Del Bono e la giunta comunale hanno espresso profondo cordoglio per la morte dell’ex primo cittadino

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“La città piange la perdita di uno dei suoi padri, una personalità di grandissimo rilievo che lascia un segno profondo in tutti noi. Ci mancheranno la sua presenza forte e discreta, il suo volto espressivo ed austero, le sue parole taglienti, originali e cariche di ironia, la sua umanità essenziale e profonda. Per Cesare Trebeschi fare politica significava prima di tutto mettersi al servizio della comunità. Mai come ora, nel drammatico momento che stiamo vivendo, è necessario fare tesoro degli insegnamenti di chi, come lui, ha saputo prendere decisioni con lungimiranza, pensando al bene di tutti, mettendo da parte ogni forma di egoismo.”
 

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