Un maniero senza tempo: il Castello di Padernello e le opere di Giuliano Mauri

Fino al 29 luglio la mostra dedicata al grande artista lodigiano, le sue installazioni e i suoi disegni. Spirali e incastri, e il ponte che lascia senza fiato. E intorno il Castello di Padernello, tutto da visitare

Già a varcare la soglia si rimane senza fiato, come se il tempo non fosse più quello in cui viviamo. Il Castello di Padernello ti colpisce anche per questo, fin dal suo fossato e dalla sua sagoma maestosa, che si vede da lontano. Il portone e l’atrio, le numerosissime sale, quasi il respiro della storia. E pensare che fino al 2005 il Castello non se la passava benissimo, a dirla tutta cadeva a pezzi, più che un reperto storico era una vera rovina. Poi il Comune di Borgo San Giacomo ci ha messo le mani, e la Fondazione Nymphe ha fatto il resto: lunghi lavori di restauro (che proseguono ancora), tanto impegno non solo a livello murario ma anche a livello umano.

“La Fondazione Castello di Padernello ha come finalità il recupero, la promozione e la valorizzazione del Castello, e di altri importanti monumenti e luoghi del territorio. […] Il fine auspicato sarà la più ampia fruibilità dell’immobile da parte del pubblico, attraverso ogni tipo di iniziativa compatibile con scopi sociali, per portare il castello e il borgo ad essere un centro vitale, culturale, di storia e di arte”. Mi sembra tutto chiaro, e tutto in una sola ottica, la salvaguardia del patrimonio storico e culturale. Grazie all’impegno e alla collaborazione di realtà diverse, bancarie e associative, imprenditoriali e istituzionali, alla ricerca dell’ordine nuovo del Castello, con quei nove progetti che hanno già preso forma, e si sono già fatti concreti. Teatro, cinema, mostre ed esposizioni, archivi storici e ricerca, turismo locale e didattica, biblioteca e libreria, enogastronomia, ambiente e territorio, sistema museale.


Percorsi didattici per le scuole, per grandi e piccoli, laboratori pedagogici e percorsi educativi, i mercatini del biologico, del buono e del giusto, le serate di teatro, i convegni e le conferenze, le mostre. Come quella di Arno Hammacher, conclusa in febbraio, e quella strepitosa esposizione che ripercorre la strada artistica di Giuliano Mauri, 15 - Giuliano Mauri-2interprete dell’arte naturale che ha attraversato e segnato i paesaggi del mondo con le sue installazioni. Aperta fino al 29 di luglio, dal martedì al sabato su prenotazione, accompagnata anche da un laboratorio, tutto da scoprire. Una vasta area espositiva interna che recupera i suoi antichi bozzetti, i suoi disegni e i suoi quaderni, poi una doppia sala tutta dedicata alle sue opere, grandi e piccole, alla ricerca della bellezza, “quella bellezza così come l’ha voluta un pensiero, un’epoca, un armonia che le è propria, dentro al sottile e precario equilibrio che esiste tra il paesaggio naturale e quello costruito”.

Le fotografie già rendono l’idea, dal vivo è tutta un’altra cosa. Saranno le sale anche maestose, saranno le luci soffuse o la musica che ci accompagna. Il simbolo e il progetto, forme che si ripetono e si ripetono, e poi l’arte che diventa scienza, alla ricerca del naturale inteso come tale, e il legno, gli intrecci. Fino al ponte che il tempo lo ferma davvero, proprio all’ingresso del bosco, a poche centinaia di metri dal Castello di Via Cavour. Con il sole o con la pioggia, con l’inverno o con l’estate, il maniero resta lì, quasi 600 anni dopo il primo mattone voluto da Bernardino Martinengo, primo restauratore di quell’antico nucleo la cui origine si perde nelle epopee medievali.



La Fondazione riparte da qui, dalla storia e dalla cultura storica. Un’avventura che può essere un esempio: “Un esempio alto, in contro tendenza, degno di essere copiato, che vada a stravolgere le logiche illogiche che hanno regnato in questi anni, cioè quel fare privo del pensiero, pressappochista e superficiale che di fatto ha travolto il nostro Paese”.

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