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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca Castelcovati

Simula una violenza sessuale, ma è troppo anziana per essere processata

Verrà presumibilmente prosciolta dall’accusa di calunnia l’anziana di Castelcovati che, insieme all’amante, architettò un finto stupro per ‘punire’ un 35enne rumeno, poi finito in carcere per 40 giorni.

Da vittima di stupro a imputata in un processo per calunnia. Ma la 89enne di Castelcovati, in tribunale potrebbe non comparire mai: troppo anziana per sostenere un dibattimento, sostengono i periti. Tre anni fa raccontò ai carabinieri che il 35enne rumeno Saint Petrisor, suo vicino di casa, l'aveva minacciata con un’arma e poi stuprata. Accuse pesantissime che fecero spalancare le porte del carcere di Pavia per il muratore straniero: trascorse ben 40 giorni dietro le sbarre pur essendo innocente.

A scagionarlo è stato l’esito degli esami effettuati sullo sperma ritrovato dai Ris di Parma su mutande e lenzuola (seppur lavate in lavatrice) dell’anziana. Il dna non era quello del rumeno ma apparteneva ad un 72enne, sempre residente nella stessa palazzina, con cui la donna si dice avesse una relazione. Per l’accusa i due avevano quindi inventato un piano diabolico e simulato lo stupro per ‘punire’il romeno.

Una diabolica messinscena che potrebbe non aver conseguenze per l’anziana: il perito incaricato dal tribunale ha dichiarato la donna ‘incapace di stare in aula a causa dei malanni dovuti all’età’. È il primo passo verso un eventuale proscioglimento. 

Dovrà invece comparire in aula per raccontare la sua verità l’amante 72enne: il processo per calunnia comincerà la prossima settimana. Non ci sarà Saint Petrisor: una volta tornato in libertà - come ha riferito il suo avvocato - ha lasciato Castelcovati ed è tornato in Romania con la famiglia. Piuttosto che costituirsi parte civile nel processo a carico dei due anziani vicini, ha preferito far perdere le sue tracce e cominciare una nuova vita, ma senza ricevere alcun centesimo dallo Stato Italiano per ingiusta detenzione: la sua domanda di risarcimento è stata rigettata dalla corte d’appello di Brescia.  

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