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Cronaca Castelcovati

Ragazzina rianimata dall'allenatrice: "Non respirava, ma sentivo che era con noi"

Parla l'allenatrice che ha rianimato la 12enne colpita da un grave malore in palestra

Non è facile per Paola Consoli, allenatrice della Star Volley Academy Nord di Castelcovati, ripercorre i drammatici e interminabili minuti in cui ha cercato di far ripartire il cuore di una delle sue giovanissime allieve, colpita da un malore improvviso prima dell'allenamento di pallavolo.

"Ho fatto quello che ho imparato nei corsi per usare il defibrillatore e che mai avrei pensato di dover mettere in pratica - spiega -. Spero che sia servito a salvarle la vita, ma non starò tranquilla finché non la rivedrò in piedi, fuori dalla stanza di ospedale dov'è ora".

La preoccupazione per le condizioni della ragazzina di 12 anni - ancora sedata e sotto costante osservazione dei medici del Papa Giovanni XXIII di Bergamo - la accompagna da martedì pomeriggio e in cuor suo spera che le manovre praticate - con invidiabile lucidità -  nella palestra di Castelcovati siano davvero servite.

Il malore prima dell'allenamento

Tutto è accaduto in un pochi secondi, interrompendo drammaticamente la gioiosa routine che precede ogni allenamento, pochi minuti dopo l'uscita dei genitori dal centro sportivo di via Aldo Moro: "Le ragazze giocavano, come fanno sempre prima del riscaldamento: si rincorrevano, scherzavo, si lanciavano la palla: nessun esercizio intenso o sforzo eccezionale". Paola, invece, stava ultimando i preparativi prima di dare il via all'allenamento: "Stavo spostando il palo per montare la rete delle più piccole: ho fatto quattro passi, poi ho visto la ragazzina stesa a terra. Attorno a lei c'erano le sue amiche che le accarezzavano il volto: ho mollato tutto e sono corsa da lei".

In una frazione di secondo l'allenatrice, che ha frequentato diversi corsi di rianimazione su indicazione della società sportiva, ha capito che la situazione era gravissima: "La ragazzina non respirava, così ho subito verificato che le vie aeree non fossero ostruite e l'ho girata su un fianco. In bocca non aveva nulla e non sentivo il polso: ho cominciato il massaggio cardiaco".

Mentre tentava di far ripartire il cuore della 12enne, Paola dava istruzioni alle ragazze più grandi: "Una l'ho mandata a prendere il defibrillatore nello spogliatoio, a un'altra ho chiesto di prendere il mio cellulare per chiamare il 112. Altre si sono occupate di rintracciare la mamma della ragazzina, che era da poco uscita dalla palestra, e di allontanare le compagne più piccole".

"Non respirava, ma sentivo che era ancora con noi"

Guidata dall'operatore del 112, Paola ha continuato le manovre salvavita, mentre la madre stringeva disperatamente la mano della ragazzina: "Mentre continuavo a fare il massaggio cardiaco, ho attaccato le piastre del defibrillatore e l'ho acceso: mi diceva che era necessaria una scarica. Ho allontanato la mamma e ho dato la prima scarica, ma non c'era ancora battito. Non respirava, ma sentivo che era ancora con noi: allora ho ripreso con il massaggio cardiaco".

Una lotta disperata andata avanti per interminabili minuti, finché nella palestra non hanno fatto irruzione i sanitari del 118 che hanno sostituito Paola nelle manovre salvavita: "Non so quante scariche hanno fatto prima che il cuore della ragazzina ripartisse. Poi l'hanno intubata, caricata in eliambulanza e l'hanno portata in ospedale, a Bergamo".

E da allora Paola controlla costantemente il telefono, aspettando buone notizie dalla mamma della sua nuova allieva. Come detto la giovanissima è ancora in coma, ma è stabile; la prognosi resta riservata.
"Era la prima volta che veniva, doveva assistere all'allenamento e capire se volesse fare parte della nostra squadra: non stava facendo nessun esercizio fisico intenso quando ha avuto il malore. È stata una fortuna che sia successo in palestra, dove almeno c'è un defibrillatore e abbiamo potuto intervenire in tempo", spiega ancora l'allenatrice.

Un intervento istantaneo e provvidenziale che ha contributo a mantenere in vita una ragazzina di 12 anni, ma Paola non si sente affatto un'eroina: "Continuo a chiedermi se ho fatto tutto il possibile e non potrò dire di averla salvata, finché non la vedrò uscire dall'ospedale con le sue gambe".

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