Castel Mella: nessuna tangente, gli indagati respingono tutte le accuse

Per l'assessore leghista, il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune, per l'imprenditore e il suo geometra, accusati di corruzione, i difensori hanno chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere

Non c’è stata tangente. I quattro indagati per la presunta tangente a Castel Mella respingono le accuse. Questa la loro difesa davanti al gip Cesare Bonamartini nel corso degli interrogatori di garanzia che si sono svolti venerdì nell’aula 53 del Palazzo di Giustizia.

Per l'assessore leghista, il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune, per l’imprenditore e il suo geometra, accusati di corruzione, i difensori hanno chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere. La decisione nei prossimi giorni.

La cronaca del venerdì a Palazzo di Giustizia inizia dalla fine. Quando, passato da poco mezzogiorno, dall'aula 53 esce l'avv. Gianbattista Bellitti che difende Mauro Galeazzi, l'assessore finito nell'occhio del ciclone. "Abbiamo detto la nostra verità" afferma il legale. A partire dalla prima: "Mai preso denaro".

Ad aprire il turno degli interrogatori era stato Antonio Tassone, il 48enne imprenditore calabrese di casa a Lumezzane, accusato di aver sborsato i 10mila euro destinati «al politico e al tecnico» - ovvero all'assessore all'Urbanistica, Mauro Galeazzi e a Marco Rigosa, responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di Castel Mella.

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Difeso dall'avv. Gianluigi Bezzi, Tassone ha risposto alle domande del giudice ed avrebbe giustificato il proprio comportamento. In sostanza, ha asserito di aver versato quelle somme al proprio geometra per il lavoro di cui l'aveva incaricato, che comprendeva i contatti con i tecnici di Castel Mella: "Nulla di illecito".

Andrea Piva si è avvalso della facoltà di non rispondere, per Marco Rigosa riserbo da parte del legale.
 

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