Cronaca

In centinaia per l'ultimo saluto a Nadia: "Ci hai insegnato ad amare, ora insegnaci a perdonare"

Chiesa gremita per l'addio a Nadia Pulvirenti, la giovane operatrice uccisa a coltellate da uno dei pazienti della cascina Clarabella. Il parroco di Castegnato ha definito la 24enne una martire perché "ha fatto della propria vita un dono d'amore". Toccanti anche le parole di Andrea, il fratello maggiore

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La chiesa gremita, la bara circondata dai fiori gialli, proprio come li avrebbe voluti lei. Il colore della luce e del sole era infatti quello che Nadia amava di più. Una ragazza piena di vita e di amore per gli altri, un vero e proprio uragano di energia, una martire.

Così le voci che si sono alternate sull'altare della chiesa parrocchiale di Castegnato hanno descritto Nadia Pulvirenti, uccisa, martedì  mattina, da uno dei pazienti della Cascina Clarabella di Iseo, dove lavorava come terapista della riabilitazione psichiatrica. 

Mamma Pina, papà Salvino e il fratello maggiore Andrea si sono stretti l'uno all'altra per tutta la cerimonia funebre: proprio a loro, e al fidanzato Gianluca, sono state rivolte le prime parole dell'omelia funebre di don Fulvio Ghilardi, che ha poi tracciato un commovente ritratto della giovane donna.

 "Nadia è stata un esempio di amore e d'incondizionata fiducia negli uomini: credeva che fosse possibile tirare fuori qualcosa di buono da tutti e che chiunque fosse in grado di riabilitarsi. Per questa ragione non possiamo parlare di una tragica fatalità e nemmeno ricondurre quando accaduto ad un episodio di cronaca nera: la parola giusta è martirio."

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