Cronaca

«Il datore di lavoro può controllare le mail dei dipendenti»

Lo afferma una sentenza della Corte di Cassazione, respingendo il ricorso di Alfredo B., ex dirigente della Bipop Carire, già soccombente in appello presso il tribunale di Brescia

In caso sia in gioco l'immagine e il valore di un'azienda, il datore di lavoro è autorizzato a controllare la mail dei suoi dipendenti per verificare possibili atteggiamenti e azioni lesive, quali - ad esempio - l'insider trading.

Lo ha stabilito la Cassazione - sentenza 2722 della sezione Lavoro -, respingendo il ricorso di un ex dirigente della Bipop Carire, gruppo Unicredit, contro il licenziamento avvenuto il 15 aprile 2004 «per aver divulgato a mezzo di messaggi di posta elettronica, diretti ad estranei, notizie riservate concernenti un cliente dell’Istituto e di aver posto in essere, grazie alle notizie in questione, operazioni finanziarie da cui aveva tratto vantaggio personale».

Gli ermellini confermano così quanto stabilito in primo grado e in appello, giudicando che un tale comportamento non viola quanto stabilito dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, ovvero che «il controllo della posta elettronica del dipendente, in quanto diretta ad accertare ex post una condotta attuata in violazione degli obblighi fondamentali di fedeltà e riservatezza e postasi in contrasto con l’interesse del datore».

Anche la corte d'appello di Brescia, come detto, aveva respinto il ricorso dell'ex dirigente, giudicando il comportamento di Alfredo B. di «indubbia gravità e particolarmente lesivo dell’elemento fiduciario in quanto il suo comportamento nasceva da un abuso della sua elevata posizione professionale».


Per la Suprema Corte, infine, l'azione compiuta dal superiore è legalmente giustificata, dato che entra in gioco il diritto di tutelare «il proprio patrimonio, che è costituito non solo dal complesso dei beni aziendali, ma anche dalla propria immagine esterna, così come accreditata presso il pubblico».

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