L'ex moglie del maestro di karate: "La verità è un'altra, lei non l'ha mai perdonato"

Il 28 marzo Carmelo Cipriano sarà in un’aula di tribunale per essere giudicato con rito abbreviato. Mancano circa due mesi all’inizio del processo che vede imputato il maestro di karate di Lonato del Garda, accusato di atti sessuali con minori, detenzione di materiale pedopornografico e prostituzione minorile. L'inchiesta della Procura è scattata dopo la denuncia di una delle presunte vittime: l’ex allieva Giada Fusaro, che, stando alla testimonianza della giovane, all'epoca dei primi abusi avrebbe avuto solamente 12 anni.

Per le prima volta da quando il caso è scoppiato, parla l’ex moglie di Cipriano, Stefania Locantore: “Ho trovato il coraggio di farlo dopo l’udienza preliminare davanti al Gip e dopo aver letto il corposo fascicolo di indagini dell’avvocato Zanotti (il legale che difende Cipriano, ndr), contenenti verbali di testimonianze, documenti, perizie e tanto altro”.

“Ho appreso — continua la donna — che numerosi clienti della palestra, soprattutto i ragazzi e le ragazze del gruppo di karate frequentato anche da Giada Fusaro per tanti anni (la conoscono benissimo!), si sono presentati spontaneamente o su invito dell’avvocato per riportare questa storia nell'alveo della verità, che sembra essere molto diversa da quella raccontata da Giada. Questi giovani hanno voluto esporsi per un giusto ridimensionamento dei fatti, che sono stati oggetto di enfatizzazione ed esagerazione. Li ringrazio soprattutto perché, tra difficoltà umane e paure, hanno trovato il coraggio di esporsi per raccontare quanto realmente accaduto, nonostante tutto il rumore mediatico scatenato, soprattutto in un piccolo paese come Lonato”.

Per l’ex moglie, questi giovani “si sono esposti non solo per dare il giusto peso alle dichiarazioni di Giada, ma anche nel rispetto di altre ragazze coinvolte senza volerlo in questo battage, che hanno deciso di non sporgere denuncia né, tantomeno, si sono costituite parte civile per avere un ristoro economico.” 

“Non è assolutamente mia intenzione assolvere il mio ex marito — avverte Stefania —. Anzi, ho sempre ribadito che, se ha commesso dei reati, dovrà essere condannato e scontare la sua pena. Ma è giusto che un uomo paghi per quanto realmente commesso e non per quanto costruito o inventato. Come in un servizio de ‘Le Iene’, in cui viene definito ‘abusatore seriale’, cosa che non corrisponde assolutamente al vero. Questa storia è stata enfatizzata all'estremo a livello nazionale e sui social proprio da chi, forse, avrebbe dovuto avere il buon gusto di non voler apparire a tutti i costi”.

“Carmelo non è il mostro che si è voluto descrivere — sottolinea —. Dalle prove raccolte e dalle dichiarazioni dei testimoni, appare che le intenzioni della sua accusatrice, che oggi si dichiara simbolo della lotta alla violenza sui bambini e sulle donne, fossero ben diverse da quella di salvare un'altra ragazza dal mostro. In alcuni messaggi inviati da Giada a Carmelo poco prima di lasciare la palestra, gli scriveva di sentirsi messa da parte: 'da quando c'è lei, io non esisto più, sono stata sostituita con la prima che è passata’. Forse il suo obiettivo non era quello di salvare altre ragazze, ma di punire in modo eccessivo Carmelo e allontanare da lui la ragazza con cui aveva un rapporto di amore. Chissà, forse non si sentiva più al centro dell'attenzione. Di certo, per quella storia non l’ha mai perdonato”.

Carmelo Cipriano non è l’unica persona finita nel mirino degli investigatori: insieme a lui sono indagati altri due frequentatori della palestra di Lonato: il 51enne Darix Argentini e il 44enne Sandro Perini (entrambi mantovani). Secondo gli inquirenti, avrebbero partecipato agli incontri sessuali con le allieve del maestro. Ora si attende l’inizio del processo, al via il 28 marzo con l’udienza preliminare. Le parole dell’ex moglie avranno di certo un peso rilevante, dentro e fuori l’aula di tribunale: “Prima di farsi promotrice della non violenza — conclude Stefania —, Giada avrebbe dovuto pensare bene a quel che faceva e, soprattutto, diceva. Perché, quando i riflettori si spegneranno, sarà dura fare i conti con la propria coscienza”.

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