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Foto d'archivio

Foto d'archivio

Più di 200 lavoratori sfruttati e 600 mila euro evasi: nei guai imprenditore e consulente del lavoro

Dietro una "patina di apparente legalità" venivano sottoscritti appalti con aziende agricole in tutto il Nord Italia. Ecco cosa hanno scoperto i finanzieri

Lavoratori in nero, sfruttati, reclutati fuori dai centri di accoglienza, stipati nei furgoni, e portati a lavorare tra gli ulivi del Garda. Parte da un semplice controllo della Polizia Locale eseguito nel settembre 2017 l'operazione "Oro Verde" condotta dalla Guardia di Finanza di Trento, che ha portato alla luce un giro di sfruttamento del lavoro con più di 200 lavoratori coinvolti, tutti extracomunitari.

La vicenda ha scosso profondamente il mondo del lavoro e dell'agricoltura gardesano: gli agenti della Polizia Locale dell'Alto Garda fermarono due furgoni con all'interno 25 lavoratori in condizioni precarie. "Abbiamo dovuto dare loro dei vestiti e ristorarli con acqua e cibo, alcuni erano stipati nel bagagliaio" spiega la tenente Elena D'Onofrio, della Tenenza di Riva del Garda. Un anno e mezzo di indagini ha portato gli investigatori a individuare la rete di prestazioni, contatti, e naturalmente evasione ed elusione fiscale e contributiva. 

Indagati il titolare, il contadino ed il consulente del lavoro

Un'organizzazione tanto complessa da necessitare di un consulente del lavoro, un 67enne bresciano, indagato insieme al titolare dell'azienda che forniva la manodopera, un 29enne indiano residente a Brescia, ed all'imprenditore agricolo trentino, 36enne di Tenno, accusato di sfruttamento. A casa del consulente del lavoro è stata sequestrata la documentazione che, una volta analizzata, ha permesso di ricostruire il quadro.

L'azienda è regolarmente registrata come agenzia di volantinaggio e servizi alle imprese, con sede a Brescia. Dietro una "patina di apparente legalità", come l'ha definita il colonnello Roberto Ribaudo, comandante delle fiamme gialle trentine, venivano sottoscritti appalti con aziende agricole in tutto il Nord Italia. Fatture che potevano arrivare a 7000/8000 euro per una sola giornata di raccolta o, come nel caso di Tenno, di potatura. In realtà i lavoratori erano pagati 5 euro all'ora, oppure 20 a giornata, a seconda dei casi. 

Lavoratori registrati con codici fasulli

"La quasi totalità della cifra veniva trattenuta dal titolare" ha spiegato la tenente D'Onofrio. Ed oltre a questo la registrazione parziale delle ore permetteva un'ingente evasione fiscale e contributiva. Ma non basta: grazie alla collaborazione del consulente del lavoro i lavoratori sfruttati venivano registrati con codici che permettevano di beneficiare di detrazioni previste per l'assunzione di lavoratori extracomunitari nelle liste di mobilità.

Un'organizzazione complessa che, promettendo costi fino al 60% inferiori alla normalità, grazie al passaparola tra gli agricoltori era arrivata nei campi di diverse regioni: 60 lavoratori a Brescia, 47 a Piacenza, 30 a Torino, 27 a Cremona, e così via fino ad arrivare ad un totale di 212 lavoratori coinvolti. Tutti stranieri, in prevalenza africani, bengalesi e pakistani. In molti casi reclutati in situazioni di marginalità.

I contadini potranno essere chiamati a pagare

Omissioni contributive per 600.000 euro e sanzioni civili per altri 200.000. Le prime, qualora il titolare non potesse pagare, saranno richieste in solido a tutti gli imprenditori agricoli che si sono avvalsi dei suoi servizi. Nel caso dell'imprenditore agricolo, però, c'è una responsabilità maggiore: non poteva non sapere, dicono gli inquirenti; non poteva non vedere le condizioni in cui versavano le vittime dello sfruttamento.
 

Fonte: Trentotoday.it

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