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Camici Sporchi, le intercettazioni: «Pazienti come cavie, e i dati ce li inventiamo»

Proseguono le indagini dei NAS di Parma e della Procura sullo scandalo di malasanità diffuso a macchia d'olio in tutta Italia: "Sperimentazioni non autorizzate, pazienti come cavie e dispositivi scadenti". Le intercettazioni

Camici Sporchi per davvero, mentre prosegue l’inchiesta dei NAS di Parma sullo scandalo di malasanità che coinvolgeva “centinaia e centinaia di pazienti ignari di tutto”, con collusioni che vanno praticamente lungo tutta la penisola, Brescia compresa, e arrivano fino agli Stati Uniti, alla Germania e all’Irlanda. “Un modello delinquenziale sperimentale – spiegano dalla Procura – che attraverso studi di natura cardiologica non autorizzati o totalmente inventati giocava di sponda con alcune aziende private italiane ed estere”.

Sono state rese note alcune intercettazioni che riguardano medici (o aspiranti tali) coinvolti. “Facendo una cosa e un’altra arrivo a portarmi a casa 5mila euro – dice Alessandro Aprile – Senza spremermi tanto, piglio i soldi sotto banco, e sono un bordello di soldi! Li fatturo a una Onlus perché porto avanti studi clinici, ho le aziende che mi propongono contratti”.

Un meccanismo purtroppo efficace che comincia nel 2009 quando la dottoressa Maria Grazia Modena, “sapendo dei legami di Giuseppe Sangiorgi con le aziende farmaceutiche gli mette a disposizione il reparto da lei diretto, dandogli piena delega a trattare con le imprese”. E i pazienti che sono solo merce di scambio, che diventano delle cavie per sperimentazioni mai provate, ammalati obbligati a mettere il catetere “perché fondamentale per certi tipi di ricerche”, e ancora dati e risultati inventati, “tanto alla ditta va bene così”.

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