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PCB, Ruzzenenti contro il bosco urbano: «Bonifica unica priorità»

La scorsa settimana torna in auge l'ipotesi del bosco di pioppelle per assorbire PCB dai terreni contaminati. Sulla questione anche Marino Ruzzenenti: "Una storia vecchia e che ci porta fuori strada"

Un maxi bosco urbano per ‘guarire’ dalla contaminazione di PCB, migliaia di alberi (pioppelle) da piantumare su circa 90 ettari di terreni anche agricoli altamente inquinati, da Via Milano quasi alla ferrovia. Un’ipotesi presentata la scorsa settimana dall’Ordine degli Agronomi e che intorno a sè ha sollevato un gran polverone, c’è chi ha storto il naso e chi invece ha chiamato l’applauso. Ma alla Brescia contaminata, con aree in cui il PCB raggiunge livelli forse mai visti, può davvero bastare un nuovo bosco urbano? Lo abbiamo chiesto a Marino Ruzzenenti, uno dei massimi esperti sulla questione Caffaro.

“La storia del bosco urbano è una storia vecchia come il mondo – ci racconta – Una proposta datata 2004 e che sembrava già potesse venire adottata nel PGT. Una cosa che potrebbe funzionare, limitatamente ai terreni agricoli, ma che in realtà porta con sè dei problemi difficilmente risolvibili. Un conto è piantarle queste pioppelle, un conto poi è gestirle: la contaminazione non è che scompare, semplicemente si trasferisce. E quindi ci troveremmo a che fare con migliaia di pioppelle piene zeppe di PCB”.

Piante che poi andrebbero periodicamente potate e ripiantumate, con conseguenze negative che ricadrebbero perfino sugli stessi operatori ad esse addetti. E di queste pioppelle che ne facciamo? “La prima ipotesi sarebbe quella di bruciarle, ma anche in questo caso le cose si complicano. Conferirle nelle centrali a biomasse, prive di filtri adeguati, significherebbe produrre un’elevata quantità di diossine. Se invece si volesse optare per l’inceneritore, considerandole alla stregua di rifiuti speciali, allora ci sarebbe un assurdo lievitare dei costi: le cose che bruci, le paghi. Insomma si rischia di fare la fine del granoturco della zona Sud: i contadini sono stati invitati a conferirlo nella produzione di metano, e poi riutilizzare quello che resta come ammendante. Ma, ancora, il PCB non scompare. Anzi, si ripresenta in concentrazioni sempre più elevate”.

Meglio essere cauti allora su quello che appare come un problema ben più complesso. “Per carità, ben vengano gli agronomi – continua Ruzzenenti – ma il ragionamento sulle soluzioni possibili va fatto con esperti, tecnici, chimici, tossicologi. Abbiamo bisogno di altre soluzioni, non può bastare un bosco per mettere a posto le cose. Ci sono urgenze prioritarie, siamo obbligati a parlare di bonifica vera, c’è la falda e c’è il sito industriale, gli spazi pubblici e le scuole, i parchi del Primo Maggio e di Chiesanuova, il campo Calvesi (dove sono state annullate tutte le gare, NDR), gli orti e i giardini. La storia della pioppelle mi sembra solo polvere, tra l’altro pilotata, che ci porta fuori strada, e su una strada vecchia! Succede spesso a Brescia, ogni tanto in città c’è la gara a chi riscopre l’acqua calda”.

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