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Sotto la Caffaro mezza tonnellata di veleni: e i filtri non funzionano

Nuovo allarme ambientale lanciato dall’Arpa di Brescia: sotto l’ex Caffaro di Brescia mezza tonnellata di veleni, dal cromo al mercurio al Pcb. E su sette filtri di falda sarebbero soltanto due quelli che funzionano

Quasi 600 ettari di terreni inquinati: 260 appena a sud della Caffaro di Brescia, altri 330 tra Capriano del Colle, Castelmella e Flero. Per non parlare dei veleni che si trovano sotto casa, o meglio sotto la fabbrica: 280 chili di cromo esavalente, 200 chili di solventi clorurati, cinque chili di mercurio. Ma pure circa 200 grammi di Pcb.

Sono questi i numeri aggiornati dell’emergenza ambientale del Sin Caffaro, presentati dall’Arpa e pubblicati sulle pagine del Corsera. Sul piatto della discussione anche il tema di una bonifica non più rinviabile: ma come ha ribadito l’assessore regionale all’ambiente Claudia Terzi, a Brescia si aspettano ancora i 42 milioni di euro promessi dal Ministero. Ad oggi non si sono mai visti.

Altra questione calda, il filtraggio effettivo degli inquinanti che escono dai pozzi: attualmente sono 7 quelli utilizzati per emungere l’acqua di falda, ma di questi sono due vengono effettivamente filtrati. Il numero 7, scrive ancora il Corsera, trattiene addirittura il 98% degli inquinanti. Ma il pozzo numero 2, ad esempio, è ormai vecchio di 10 anni e fa passare (quasi) tutto.

Il Movimento 5 Stelle ha intanto annunciato che presto verrà depositata un’interrogazione direttamente al Ministero dell’Ambiente. “Ci chiediamo come sia possibile – si legge in una nota – che nel sito Caffaro di Brescia, milioni di milioni di metri cubi di terra impregnati di Pcb e diossine e milioni di mc di acqua prelevati dalla falda affinché la contaminazione non si estenda, il pozzo che filtra il mercurio sia fuori uso”.

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