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Infiltrazioni e niente riscaldamento: la vita impossibile di una famiglia

Appartamento in grave stato d’abbandono in via Crotte a Brescia: l’impianto elettrico non è a norma, dai soffitti piove intonaco e il riscaldamento non funziona. La paura di una mamma per la salute dei suoi tre bambini

BRESCIA.  Massbar è esasperata e preoccupata per la salute dei suoi bambini che hanno 2, 5 e 13 anni. Per provare a garantire una condizione di vita migliore ai figli, nella mattinata di martedì 8 dicembre, ha impugnato il telefono e ha chiamato la Polizia locale. “Venite a vedere in che stato viviamo”, ha detto la giovane donna agli agenti che le hanno risposto. Poco dopo una squadra dei Vigili del Fuoco e una pattuglia della Locale sono intervenute per effettuare le verifiche del caso nell’appartamento di via Crotte 3. Agli agenti e ai pompieri è bastato poco per verificare il grave stato d’abbandono delle 5 stanze in cui vive la famiglia di Massbar. 

In quella casa ci siamo stati anche noi, il giorno seguente, per provare a capire. Massbar e la sua bimba di 2 anni ci hanno accolto senza problemi, ma la giovane donna ha chiesto immediatamente scusa per il freddo e la puzza di muffa. Dalle pareti si stacca l’intonaco e ci sono parecchie infiltrazioni, tanto che la camera da letto non è agibile. Così tutta la famiglia dorme mettendo i materassi sul pavimento del salotto, sulle cui pareti c’è parecchia muffa, ma almeno dal soffitto di non piovono pezzi d’intonaco. Massbar indossa 4 maglioni e 3 paia di pantaloni perché la caldaia è rotta e quindi non c’è il riscaldamento. L’impianto elettrico non è a norma e ci sono fili che pendolano pericolosamente dal muro.

Una situazione al limite, come hanno riscontato anche gli agenti della Locale, che hanno contattato il proprietario dell’appartamento perché provveda a realizzare i lavori necessari per renderlo, quantomeno, abitabile.  “Non voglio creare problemi a nessuno - spiega la giovane donna - ma solo trovare una soluzione rapida per i miei bambini: non posso continuare a farli vivere così, ci soffrono e ne va della loro salute. Chiedo solo una casa sana. Mio marito lavora, ma io no;  con il suo stipendio non possiamo permetterci un’abitazione a prezzo di mercato. Ho fatto richiesta per una casa dell’Aler, ma non c’è  ancora stata data, in graduatoria siamo 36esimi. Non voglio fare polemiche, perché sono grata all’Italia che mi ha accolta e mi ha concesso di vivere meglio che in Marocco. Voglio solo chiedere aiuto perché questa situazione si risolva velocemente.”

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