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La Commissione riunita in Piazza Loggia

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Trasporti e Mobilità: a due mesi dalla Metro «senza un piano organizzativo»

In Commissione si discute della mobilità e dei trasporti, quando il Metrobus dovrebbe partire dal primo giorno del prossimo anno. Medeghini e Meleo ammettono: "Manca un piano organizzativo di reti e di linee"

Una gran confusione, qualche scadenza impellente, la difficoltà generale di seguire passo dopo passo, anzi fermata dopo fermata, quella che sarà la naturale evoluzione del trasporto pubblico di Brescia e dintorni. I tempi sono quelli che sono, il Metrobus dovrebbe aprire i battenti al cittadino entro il primo gennaio 2013, con ovvia proroga già preparata. “Stiamo lavorando, e senza sosta – ha detto ieri pomeriggio Luigi Meleo, il presidente di Brescia Trasporti – Stiamo cercando di capire quale siano le prospettive di reale utilizzo della rete, per tutta la clientela. Abbiamo 228 autobus, a cui aggiungere i 41 della SIA, abbiamo 1278 fermate di cui 946 con orario, per un totale complessivo di oltre 8,8 milioni di chilometri”.

La nuova Metro farà registrare almeno 1,250 milioni di chilometri totali di esercizio: con l’anno nuovo sorgerà anche una nuova società partecipata in cui Brescia Mobilità peserà al 51%, con tre membri su cinque in Consiglio d’Amministrazione (uno a testa per Ansaldo e Astaldi), oltre alla sedia di presidenza e ad un membro nel collegio sindacale. Allo stesso tempo però il contratto che lega Brescia Mobilità al trasporto pubblico cittadino viaggia verso la scadenza, e l’impellenza di un rinnova cresce con il passare dei giorni.

“Difficile fare una completa valutazione delle reti e delle linee – ammette il numero uno di Brescia Trasporti, Marco Medeghini – così come è difficile gestire la situazione, siamo preoccupati, non conosciamo ancora il nostro futuro. Mentre la Metro si avvicina, e l’offerta complessiva andrà rimodulata, miscelata, e non è una questione matematica ma è una questione di servizio pubblico. Il piano di bacino è ancora tutto da definire, e nella stessa situazione si trova l’agenzia che lo dovrebbe redigere, come previsto dalla norma regionale. Il trasporto pubblico è un sistema rigido, i costi variano in funzione dei servizi erogati: il rischio del sorpasso dei costi sui ricavi non è vicino ma abbiamo comunque bisogno di sostegno. Sappiamo bene che con la Metro potremmo ridurre l’attuale linea 1, che praticamente si sovrappone, ma dovremo creare nuove linee che andranno a potenziare le zone che non saranno coperte dalla Metro. Un esempio? Brescia Nord, o Via Cremona”.

In Commissione ci si agita un attimo, le sopracciglia non stanno ferme e l’opinione comune è che “a Brescia, a due mesi dall’inaugurazione della Metro, non esiste ancora alcun piano organizzativo delle reti e dei servizi”. Un quadro preoccupante, suggerisce Federico Manzoni, il più giovane consigliere comunale, un quadro fatto di “inerzia e insipienza, nonostante ci si sarebbe dovuti attrezzare e preparare, in vista di scadenze che erano note da tempo”.L’opaco alone che circonda il sistema di gestione del traffico, dei trasporti e della mobilità non aiuta certo il complesso del sistema stesso, a meno di due settimane dall’avviarsi dell’operazione Semaforo Rosso, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Truffa aggravata e corruzione”, abbiamo scritto di Giandomenico Gangi, protagonista di quello scandalo che certo avrà ripercussioni, anche sul lungo termine. Le amministrative si avvicinano e a Brescia sta succedendo di tutto, e perfino quello Zambetti così vicino così lontano sembra fosse il primo firmatario della volontà di demolizione della torre Tintoretto di San Polo. Ma “la politica non c’entra”, sentiamo ripetere, “non c’è alcun coinvolgimento”.

E in tanti abbassano la testa, i toni e la voce. “E’ singolare che nell’imporre delle assunzioni – si legge ne ‘La nobiltà della politica’ su Tempo Moderno, con riferimento allo scandalo del traffico – il funzionario comunale (infedele) Gangi abbia scelto, oltre al cugino e all’amante, proprio una consigliera di circoscrizione della Lega Nord, e non una qualsiasi, una che ha avuto per cinque anni come presidente di circoscrizione proprio l’assessore da cui Gangi dipende (Rolfi, ndr)”.

“Se a questo aggiungiamo che un altro funzionario  para-pubblico riconducibile al Comune di Brescia, il dipendente di Brescia Mobilità Severo Pace, è anche consigliere comunale della Lega a Bione, diciamo che l’affermazione di estraneità di questa vicenda della politica, o almeno di una certa politica, appare un filino azzardata. La Procura ha voluto chiamare la sua indagine con l’evocativo nome di Semaforo Rosso. Certo che, fino all’intervento della magistratura, il semaforo era fisso sul verde. Un bel verde Padania”.

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