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Strage di Piazza Loggia, inizia al Palagiustizia il processo d'appello

Si apre oggi il processo d'appello che tenerà nuovamente di dare un volto ai colpevoli della strage che, trentotto anni orsono, uccise otto persone e ne ferì oltre cento. In primo grado i 5 imputati furono assolti con formula dubitativa

La ricerca della verità sulla strage di piazza Loggia torna in aula, in Corte d'assise d'appello. Si apre oggi al Palagiustizia di Brescia il processo di secondo grado che tenterà, dopo quasi trentotto anni, di dare un nome ed un volto ai responsabili dell'attentato di matrice neofascista che il 28 maggio 1974 costò la vita ad otto persone e ne ferì oltre cento.

Di fronte al presidente Enzo Platé, al giudice a latere Massimo Vacchiano e ai sei giudici popolari, l'accusa, rappresentata dal procuratore Roberto Di Martino e dal sostituto procuratore Francesco Piantoni tenterà di ribadire e rafforzare la tesi che a pianificare l'attentato siano stati ambienti veneti dell'estrema destra eversiva appartenenti a Ordine Nuovo.

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Lo farà con i nuovi elementi che hanno portato, nelle scorse settimane, alla richiesta della rinnovazione parziale dell'istruttoria dibattimentale. Sarebbero tre i nuovi passaggi chiave preannunciati per questo quarto processo d'appello: la confessione del pentito Carlo Digilio, ex agente della Cia deceduto nel 2005, la cui attendibilità sarebbe provata da nuove testimonianze e che era invece stata bollata come contraddittoria dai giudici di primo grado; la testimonianza di Fulvio Felli, il carabiniere incaricato di seguire Maurizio Tramonte, la cosiddetta "fonte Tritone", che avrebbe permesso di retrodatare le famose "veline" venute alla luce solo nel 1992; il racconto del collaboratore Giampaolo Stimamiglio, che avrebbe fatto il nome di un attivista di destra allora 17enne che avrebbe avuto un ruolo operativo nella strage.

Si continua, quindi, a scavare nella "pista veneta" dopo che la sentenza di primo grado aveva assolto con formula dubitativa i cinque imputati il 16 novembre del 2010. L'accusa aveva chiesto l'ergastolo per Francesco Delfino, allora responsabile del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia; per gli appartenenti a Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi, medico 72enne, Maurizio Tramonte, ex informatore dei servizi segreti, Delfo Zorzi, 64enne oggi imprenditore in Giappone. Per Pino Rauti, tra i fondatori di Msi e Ordine Nuovo, l'accusa, ma non alcune parti civili, aveva chiesto l'assoluzione.

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