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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Civile, terapia con staminali: il caso di Sofia arriva alle "Iene"

Il Tribunale di Firenze non ha concesso il via libera alle cure secondo il protocollo Vannoni-Stamina Foundation, quello seguito dalla famiglia della bimba

"Ci stiamo interessando del caso della piccola Sofia, incontreremo presto i genitori, la famiglia non deve sentirsi sola. Abbiamo già preso contatto col Centro Nazionale Trapianti e con il ministro Balduzzi. La soluzione che sta prendendo corpo è quella di trovare produttori di cellule staminali autorizzati a produrre cellule adatte a questi bambini, in tutta sicurezza. Ed esistono in Italia questi produttori autorizzati a livello istituzionale".

L'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni interviene sul caso della piccola Sofia, la bimba di tre anni e mezzo affetta da Leucodistrofia metacromatica (una malattia degenerativa terminale, che porta a progressiva paralisi e cecità).

Il Tribunale di Firenze, che nel novembre scorso aveva autorizzato una prima infusione di cellule staminali (praticata a dicembre a Brescia, con miglioramenti della bambina), il 22 gennaio scorso autorizza la terapia compassionevole con staminali, ma non con il protocollo Vannoni-Stamina Foundation, quello seguito dalla famiglia della bimba.

Staminali, il Ministro Balduzzi risponde a Celentano:
"Sofia può continuare le cure"

Ministero della salute e Aifa (Agenzia italiana del farmaco) già nel maggio dello scorso anno avevano esaminato il protocollo, i laboratori e i campioni usati per i trattamenti, arrivando alla conclusione che "sono fuori da ogni norma, e l'uso di questi preparati pone condizioni di rischio reale" per i pazienti. Il 29 novembre scorso Aifa ha reso pubblica una diffida a proseguire nei trattamenti con cellule prodotte da Stamina Foundation.

I genitori di Sofia (la mamma, Caterina, ha scritto anche un libro sulla storia della figlia) si sono rivolti ai media e anche alla trasmissione 'Le Iene', contestando che, in base a sentenze emesse da giudici del lavoro, in Italia si compiano discriminazioni che incidono sulle pure minime speranze di vita dei bambini (altri piccoli pazienti continuano a seguire la terapia in via sperimentale).

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