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Cronaca

Cocaina, maxi-inchiesta: 21 indagati e 7 arresti, identificati 100 consumatori

Uno degli indagati, per non destare sospetti, si portava il figlio di pochi anni durante gli incontri con i clienti. 

Oltre due chili di droga sequestrati, 21 persone indagate, di cui sette arrestate. È il bilancio di una vasta operazione anti-droga condotta dalla squadra mobile di Brescia e coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della procura. La prima fase delle indagini - scattate nel 2019 - si è conclusa nelle scorse ore, con l’esecuzione delle misure cautelari nei confronti di sette persone, ritenute ai vertici di una rete dedita alla detenzione e allo spaccio di cocaina: per sei sei loro è stata disposta la custodia in carcere (tre sono ancora ricercati); una è ai domiciliari. Come detto l’indagine ha riguardato in tutto 21 persone: 10 sono di nazionalità albanese, 9 sono italiani, uno è marocchino e uno è senegalese. 

Pony express della droga

L’attività investigativa, diretta dai pm Claudia Moregola e Claudia Passalacqua, ha permesso di individuare un gruppo di spacciatori albanesi che, con l’appoggio di soggetti italiani, smerciava cocaina nella nostra provincia da diversi anni. Un’attività che non si sarebbe interrotta nemmeno durante il lockdown e che nemmeno le diverse restrizioni dovute alle ondate della pandemia hanno intaccato. Al vertice dell’associazione a delinquere, secondo chi indaga, ci sarebbero due fratelli albanesi.

Base ‘logistica’ dell’organizzazione era un centro telefonico: lì arrivavano le chiamate e gli ordini dei consumatori e da lì partivano gli spacciatori per concludere la transazione. Lo scambio, per eludere le restrizioni alla circolazione in tempi di Covid, avveniva nei pressi di supermercati o di centri commerciali.

Sconti fedeltà

Ma la cocaina veniva anche (e spesso) consegnata a domicilio. Non solo: stando a quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione utilizzava strategie di marketing e pratiche commerciali per fidelizzare i clienti proponendo sconti sul prezzo della singola dose e pure consegne a credito.

L’offerta dell’associazione a delinquere è risultata soddisfare le richieste di cocaina non solo di una miriade di clienti (un centinaio quelli compiutamente identificati), ma pure di altri pusher che, a loro volta, destinavano la cocaina alla vendita a terzi.

Il papà-pusher che spacciava con il bimbo al seguito

La posizione di uno degli indagati è particolarmente grave: emergerebbe infatti che fosse solito svolgere l’attività di spaccio in compagnia del figlio di pochi anni. L’uomo - di nazionalità senegalese - si portava cil figlioletto in auto durante le consegne, per sviare l’attenzione delle forze dell’ordine in caso fosse stato fermato per un controllo.

Nel corso dell’attività, a titolo di riscontro, sono state tratte in arresto in flagranza di reato 7 persone e sono stati effettuati innumerevoli sequestri probatori di sostanza stupefacente per un totale di 2 kg di cocaina, di cui oltre 250 dosi da 0,4 grammi netti, pronte allo smercio. Droga che una volta piazzata sul mercato avrebbe fruttato poco meno di 200mila euro.

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