Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Armi, estorsioni, metodi mafiosi: Sorrentino a capo della banda, coinvolto un poliziotto

Tra gli indagati un ispettore di polizia, il proprietario di un bar della città e un commerciante d'auto. L'organizzazione è composta da un ventina di persone, tutte di origine campana

A muovere le fila dell'organizzazione sarebbe Massimo Sorrentino, la cui famiglia gestisce la pizzeria 'I tre Monelli' di via Don Vender e Brescia, all'interno della quale sono stati rinvenuti due fucili a canne mozze e due pistole a tamburo. Fatto che ha portato all'arresto di un cameriere e dell'uomo - che il Gip ha rimesso in libertàdato che il dipendente si è assunto tutta la responsabilità sulle armi - e alla chiusura del locale per 30 giorni.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Sorrentino sarebbe un vero e proprio punto di riferimento per i piccoli criminali bresciani, tanto da essere considerato nell'ambiente come il più grande ricettatore di Brescia. Nel corso delle tante perquisizioni effettuate durante le indagini, gli investigatori avrebbero trovato davvero di tutto: gioielli d'oro, tosaerba e pure due carrozzine elettroniche per disabili. Oggetti presumibilmente rubati durante alcuni raid nelle abitazioni, commessi dai malviventi legati alla banda, che venivano pagati con qualche dose di droga. 

"Ci date 15mila euro e facciamo piazza pulita degli spacciatori nel piazzale di fronte alla vostra pizzeria" da questa proposta- fatta da uno dei membri dell'organizzazione ai coniugi Seramondi, proprio pochi giorni prima del duplice omicidio- è scattata la lunga indagine che ha messo in luce tutte le attività e il modus operandi della banda di campani. 

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