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© Giovanni Pizzocolo

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Una città contaminata, San Polo: «Ripristino ambientale necessario»

Emergenza ambientale a Brescia Est? Giovedì scorso un nuovo convegno sul tema, organizzato dal Comitato Spontaneo Contro le Nocività. I dati dell'ARPA, il monitoraggio continuo, l'allarme sulle malattie respiratorie

Brescia come Taranto, si chiedono dal Comitato Spontaneo Contro le Nocività, e San Polo invece chissà come sta, la punta di diamante in negativo di una città che non se la passa benissimo, e l’abbiamo scritto pure noi quando di esperti ne abbiamo contattati tre, e di dubbi ce ne sono stati pochi, “Brescia è una città contaminata”. In Via Sabbioneta giovedì sera un nuovo incontro, quasi un’assemblea, e i tecnici dell’ARPA che presentano alla popolazione i dati aggiornati, dopo la prima relazione di luglio, e il dottor Celestino Panizza che risponde colpo su colpo, e ribadisce la necessità immediata di una serie di interventi votati al pieno ripristino ambientale.

“Abbiamo aumentato la mole di lavoro anche a San Polo, e soprattutto in questi due ultimi anni – ha spiegato Giulio Sesana, direttore dell’ARPA di Brescia – Un impegno che abbiamo assunto con premura perché la zona est della città è una zona che ci sta particolarmente a cuore. Stiamo cercando di scoprire cosa c’era prima, e cosa c’è adesso, stiamo lavorando ad una valutazione realmente sostenibile, in modo da capire al meglio dove e come intervenire. L’importante è comprendere i numeri, cercare di capire quello che ci dicono, e soprattutto a San Polo dove non c’è un solo stabilimento, e non c’è una sola strada”.

Si dice e non si dice, la dottoressa Ferrari anticipa una breve relazione sulla questione degli stabilimenti, ricorda gli approfondimenti sulle aziende del territorio, grandi e piccole, parla dell’autcontrollo cui ogni azienda e obbligata ma allo stesso tempo ricorda che “non basta fare le cose, bisogna farle bene”. Senza perdere mai l’attenzione decisiva verso “le attività impattanti e significative”, e viene citata un’acciaieria, vengono citati impianti minori, ed è chiaro che “se a fronte di un problema nel tempo non si vede alcun miglioramento significa o che l’intervento è sbagliato oppure che l’ambiente ha bisogno di più tempo per rispondere”.

Infine il dottor Resola che espone i risultati degli ultimi monitoraggi, sulle PM10 nell’aria e nelle cosiddette polveri di ricaduta, particelle pesanti “in prossimità della sorgente che le produce” ma pure in area vasta, con il dovuto confronto tra le diverse postazioni con comparazioni su terne di risultati, e oltre a San Polo e Buffalora, Via Sabbioneta e Via Raffaello anche le centraline del Broletto e del Villaggio Sereno, e gli inquinanti appaiono sovrapponibili, e i metalli ancora nei limiti di legge, mentre per le deposizioni ambientali questi limiti non esistono, e ci si riferisce a direttive ASL datate 2006, oppure in termini di tossicità equivalente sulla base delle prescrizioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’ultima mezzora è di Celestino Panizza, che dopotutto un medico lo è per davvero, e ci ricorda l’indagine ASL che rileva l’aumento nell’area di San Polo delle malattie respiratorie per i bambini under 14 (fino al 33% in più), i ricoveri con simile diagnosi (+20%), l’elevata incidenza sugli effetti a lunga latenza, tumori e affini, anche se “in un’area così piccola i dati sono difficilmente interpretabili”. Ma allora Brescia è come Taranto? “Il confronto è sicuramente azzardato perché la complessità delle due situazioni implica ragionamenti di altro tipo. A Taranto ci sono 3 o 4 fonti inquinanti, anche di elevata intensità, a Brescia invece troviamo fonti più diffuse ma che per questo necessitano di interventi più articolati”.

“In ogni caso – continua Panizza – per qualunque parametro di riferimento Brescia si colloca nella fascia brescia inquinamento-2peggiore delle città italiane, e se proprio vogliamo fare il confronto con Taranto allora ricordiamoci che a Brescia le PM10 nell’aria vanno oltre i limiti almeno 100 giorni all’anno, nei quartieri accanto all’Ilva non arrivano a 60”. E ancora le concentrazioni degli idrocarburi che sono tanto vicine, e “il nichel che è comunque un cancerogeno certo, e cadmio e arsenico sospettati di esserlo, li respiriamo e vanno subito in circolo, interferenti endocrini che hanno effetti anche a concentrazioni bassissime, e diventano problema critico in età gestazionale e di sviluppo con dinamiche che si ripercuotono poi in epoca adulta, ricadute sull’apprendimento, alterazioni cerebrali precoci che sono analoghe all’Alzheimer”.

Insomma ben venga il lavoro dell’ARPA, lavoro importantissimo per monitorare le dinamiche e le quantità degli inquinanti, che però “sono solo la punta dell’iceberg”, mentre gli effetti della contaminazione di questi inquinanti hanno ripercussioni sulla mortalità cardiovascolare, sui tumori, sul sistema neurologico e sul sistema immunitario: “Solo a San Polo in un anno si contano otto decessi in più per tumore, di cui uno polmonare, e circa 12mila giorni complessivi persi di attività lavorativa.

La soluzione, conclude Panizza, è quel ripristino ambientale di cui già accennato: “Ci sono studi scientifici, come quello di Schwarz del 2008, che dimostrano il declino dell’incidenza dei tumori polmonari anche in pochi anni dalla riduzione degli inquinanti, o che la riduzione delle PM10 in alcuni stati USA ha avuto effetti rapidi e misurabili sulla speranza di vita. Non è più il tempo delle discussioni, sulle virgole e sui parametri, ora è tempo di fare delle scelte”.

Si ringrazia Andrea Tornago per la preziosa collaborazione

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