Cronaca

Hikikomori bocciato all'esame, i genitori fanno ricorso

Nel Bresciano la sindrome colpirebbe circa 2mila ragazzi

Riammesso all'esame di terza media dopo un ricorso al Tar, è stato bocciato dai suoi insegnanti. I genitori però non ci stanno, e annunciano un nuovo appello. La storia proviene dall'hinterland cittadino, dove vive il ragazzo hikikomori. Il termine (in giapponese significa letteralmente "stare in disparte") viene utilizzato per chi decide di ritirarsi dalla vita sociale "fisica" per lunghi periodi, da alcuni mesi fino a diversi anni, rinchiudendosi nella propria abitazione o nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto con il mondo esterno, a volte nemmeno con i propri genitori. 

Il giovane, dopo che già negli anni delle elementari aveva mostrato alcuni sintomi, soffre di questa patologia dal dicembre 2018. I lockdown e la didattica a distanza non hanno aiutato, anzi, i problemi sono aumentati e l'ultimo anno di scuola media è stato per lui particolarmente difficile. Da qui la non-ammissione all'esame. Visto però che il Tar ha dato ragione ai genitori del ragazzo, riammettendolo all'esame, il 25 agosto gli insegnanti dopo un'ora di interrogazione lo hanno respinto. 

Il padre del 13enne non ci sta, ed ha affidato ai giornali il suo sfogo: «I docenti pensavano fosse un lazzarone, non hanno capito la gravità della situazione. La scuola non ci ha mai fatto una telefonata. Hanno comunicato la bocciatura per via informatica  - prosegue il padre - e mio figlio è venuto a saperlo prima di noi; si è chiuso in bagno e ha pianto disperato per un’ora. Quella bocciatura non l’ha aiutato: aveva bisogno di un po’ di fiducia in se stesso». Nel Bresciano sarebbero duemila i ragazzi a soffrire della sindrome, secondo quanto riporta il Corriere della Sera; il padre del 13enne dice che vuole "combattere" per tutti loro. 

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