Cronaca

Finti posti di blocco, imprenditori picchiati e rapinati: rubati soldi e auto

Si fingevano poliziotti, carabinieri e finanzieri per fermare l'auto con a bordo le vittime, scrupolosamente selezionate in precedenza, e portarsi via ingenti quantitativi di denaro

BRESCIA. Studiavano e pedinavano le loro vittime per mesi, poi piazzavano un dispositivo gps sulle loro auto ed entravano in azione solo quando avevano la certezza di portarsi via ingenti somme di denaro. Non a caso il bottino delle 4 rapine commesse nel Bresciano è di 1 milione e 200mila euro, di cui circa 20mila recuperati dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Brescia e dai Carabinieri della compagnia di Chiari, che hanno condotto insieme le indagini coordinate dalla procura. 

Un modus operandi sofisticato e collaudato, ma anche piuttosto violento: in alcune occasioni l'organizzazione, composta da 9 italiani residenti nel milanese e nella bergamasca, non esitava ad aggredire le vittime (precedentemente selezionate con meticolosa cura) durante finti posti di blocco.

Si travestivano da poliziotti, carabinieri e finanzieri, brandivano fasulle palette e mostravano pure falsi distintivi per far cadere i malcapitati nella loro trappola. Quattro gli episodi contestati dagli inquirenti, che si sono verificati tra aprile e ottobre dello scorso anno nella nostra provincia.  

La prima rapina lo scorso 3 aprile a Capriolo ai danni di alcuni cittadini albanesi, che i malviventi hanno ammanettato e obbligato a sdraiarsi sull'asfalto, mentre perquisivano la loro macchina in cerca di denaro. Non trovando nulla, i rapinatori si sono portati via l'auto, che hanno poi smontato pezzo per pezzo alla ricerca di soldi mai trovati. 

Vittima della secondo e del terzo colpo, avvenuti nel pieno centro di Brescia e a Palazzolo, un facoltoso imprenditore bresciano, al quale la banda ha sottratto prima 700mila euro, poi altri 400mila. Durante il secondo episodio, l'uomo è stato ferito alla testa con il calcio di una pistola.

L'ultima rapina non è invece andata a segno: le vittime, 3 imprenditori, hanno reagito costrigendo la banda a fuggire a mani vuote.  

Grazie alle testimonianze raccolte e alle intercettazioni telefoniche e ambientali, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il modus operandi dell'organizzazione e a identificare tutti i membri, che sono stati arrestati e sottoposti alla misura di custodia cautelare in carcere. In manette sono finiti: i milanesi Luca Agosta, Pasquale Brugnolo, Salvatore di Stefano, Antonio La Fronza,  Adriano Palumbo e Massimilano Petruzzelis e i bergamaschi Palmiro Bonomelli, Faud Choukrane e Giovanni Danesi.  

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