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Le parole dell’assassino: “Frank voleva rovinarmi, bruciare il mio locale”

La difesa di Mohammad Adnan, il titolare del locale di fianco alla pizzeria di Frank Saramondi e vero esecutore materiale dell'esecuzione di agosto. Insieme a lui anche il complice Sarbjit Singh

Frank Saramondi era diventato la sua ossessione. Sembra non pensasse ad altro, mentre i suoi affari andavano male. Fino alla tragica esasperazione, a quella doppia esecuzione – nell'agosto scorso – che ha ucciso Frank e la moglie Vanna. L'accusa ha chiesto l'ergastolo, sia per Muhammad Adnan, il titolare del locale di fianco alla pizzeria dei Saramondi, che per il complice Sarbjit Singh.

Indagati, oltre a loro, anche Gurjeet Jetta Singh, colui che avrebbe ceduto il fucile al killer sapendo a cosa sarebbe poi servito, e Santoch Singh e Jasvir Lal, accusati di ricettazione. Tutto era successo in pochi attimi: i due killer in scooter, i colpi di fucile, i corpi di Frank e Vanna.

Arrestati, in fretta. E a pochi mesi da quell'arresto Mohamed Adnad, l'esecutore materiale, lui che ha premuto il grilletto, continua a raccontare di essere stato (in parte) una vittima. “Frank voleva rovinarmi”, avrebbe ripetuto in tribunale, nel corso della sua udienza.

“Non voleva che il mio socio mi vendesse le sue quote, e per questo gli ha offerto del denaro”. E ancora: “Ha pagato qualcuno che avrebbe dovuto incendiarmi il locale”. Il tribunale si aggiorna: il 15 luglio prossimo è attesa la sentenza. E il figlio Marco Saramondi intanto grida alla calunnia.

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