Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Pesce d'aprile: “Morti bresciani al PCB, trattateli come rifiuti pericolosi”

Il classico pesce d'aprile di cattivo gusto non poteva mancare anche a Brescia: una lettera firmata dall'Istituto Superiore di Sanità secondo cui i corpi dei defunti contaminati da PCB vanno trattati come rifiuti pericolosi

Non potevano mancare i pesci d’aprile, nel giorno consacrato allo scherzo e al sollazzo. Anche a Brescia le cronache locali ne registrano almeno un paio, tra quelli definibili come ‘roboanti’: il falso interesse per la statua del Bigio, richiesta avanzata da un ignoto (perché inesistente) imprenditore ungherese, e la finta lettera dell’Istituto Nazionale della Sanità che avrebbe richiesto di trattare i defunti bresciani come fossero dei “rifiuti speciali”.

Ben più fastidioso il secondo, soprattutto perché riferito ad un’emergenza ambientale ad oggi mai risolta, e che forse mai risolverà. La contaminazione da PCB, nei territori della città e dei dintorni, che pure qualche malanno vero l’hanno provocato, anche ad allontanarsi da Brescia e a raggiungere la provincia.

Che la lettera, inviata a svariati quotidiani oltre che al sindaco di Brescia, sia uno scherzo lo si intuisce subito: fin dalla firma storpiata del direttore del Dipartimento per l’Ambiente e la Prevenzione. Nelle poche righe che precedono la firma un breve elenco di normative per lo smaltimento dei cadaveri bresciani.

Proprio a causa della contaminazione di PCB e diossine, si legge nel ‘fake’, “la contaminazione in essere fa assumere ai corpi dei defunti il profilo di rifiuto pericoloso”. Di conseguenza, i corpi “non possono essere tumulati nel terreno e neppure inceneriti in un normale impianto”.

La soluzione? “Loculi adeguatamente predisposti nel rispetto delle normative sui rifiuti pericolosi, in grado di ospitare i corpi senza alcun rischio per l’ambiente e la salute”. Che sia un pessimo scherzo, questo è chiaro: ma forse è il caso di vederlo come una provocazione, per quell’emergenza di cui sopra, ad oggi mai risolta e che forse mai si risolverà.

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