Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

PCB: Brescia peggio di Taranto, "ma nei parchi ci giocano i bambini"

La denuncia di comitati genitori e associazioni ambientaliste ripresa dal Fatto Quotidiano: a Brescia i bambini giocano nei parchi pubblici dove la contaminazione da PCB e diossine è anche quattro volte quella di Taranto

Una bimba che corre nel giardino della scuola Deledda, inquinata da PCB - © Bresciatoday.it

Taranto vs Brescia, ancora una volta. Ma non è un improvvisato ‘rematch’ di chissà quale partita del passato. Quanto piuttosto l’amara constatazione di due città che pagano decenni di inquinamento, di vera contaminazione. Sul piatto diossine e PCB, gli inquinanti pesanti più diffusi, di cui ci si accorge solo quando le fabbriche chiudono.

La contestazione a Brescia sembra correre veloce, velocissima. Lo racconta il giornalista Andrea Tornago sul Fatto Quotidiano, e qui il confronto si fa serrato. Si parla di parchi, le aree verdi della città. “A Taranto è tutto transennato – scrive Tornago – A Brescia nei parchi alla diossina ci giocano i bambini”.

Snocciolando dati a prima vista inequivocabili: “A Taranto in un parco con 0.283 microgrammi di PCB per chilo di terra il sindaco ha vietato l’accesso a tutti gli abitanti. A Brescia invece, nei parchi con 0.400 microgrammi per chilo possono entrare anche i bambini”.

Qualche limitazione c’è, ma è come se non si vedesse. Scatenando così le polemiche di comitati e associazioni, non solo gli ambientalisti ma anche gruppi ‘spontanei’ di genitori. Un confronto che si farebbe “ancora più allarmante” quando si parla di diossine: nel rione dei Tamburi, a due passi dall’Ilva, le aree verdi possono raggiungere anche i 24.12 ngTEQ/kg, la tossicità equivalente al chilo. Quasi due volte e mezzo la soglia normata dalla legge, la cosiddetta CSC, “concentrazione-soglia di contaminazione”. E, come legge prevede, in quei parchi l’accesso è interdetto.

A Brescia non è così. Come disposto dal ‘piano’ dei divieti, stabilito ormai un paio di estati fa, la città è stata divisa in tre zone: la blu, la gialla e la rossa. La prima è ‘pulita’, o comunque lontana dalla soglia di rischio. La seconda ha un accesso libero ma in realtà limitato: si può entrare, non si può ‘movimentare’ la terra. La terza, la rossa, dove il divieto è completo, e l’accesso interdetto: Via Nullo, Via Parenzo e Via Sorbana, il campo Calvesi.

Ecco, il punto. Denunciato dai comitati. Zona gialla, accesso consentito con limitazioni: nei parchi di Via Fura, Via Livorno, Via Parenzo e Via Sorbana (lato sud), Via Ercoliani e Via Cacciamali. Dove spesso spiccano cartelli in cui si vieta di toccare il terreno. Ma i bambini ci entrano, e anche se la terra non si può toccare, la toccano comunque. Proprio dove, denuncia ancora Tornago, “ci sono concentrazioni di PCB e diossine da due a quattro volte superiori rispetto a quelle di Taranto”.

Come detto, la legge parla chiaro. Nelle aree ad uso verde pubblico, privato e residenziale i limiti la CSC è fissata in 0.06 mg/kg per i PCB, 10 ngTEQ/kg per le diossine. Altri numeri a Brescia, che secondo i comitati meriterebbero altri divieti. 

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