Papilloma virus: a Brescia la ricerca pilota sull'accettabilità maschile

La ricerca è partita grazie ad un progetto della Regione Lombardia. Su un campione di 100 ragazzi, già il 90% ha chiesto di essere vaccinato. Quella maschile è una pratica che in Australia é avviata da oltre 4 anni

Il contro il papilloma virus per la prevenzione del tumore dell'utero giunge ai suoi primi tre anni per un builancio più che postivo. E' il parere del presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Sergio Pecorelli. "Si tratta di una vaccinazione sui generis, nel senso che siamo abituati alle vaccinazioni per la prevenzione delle malattie infettive. In questo caso si tratta di prevenire un tumore e non si sapeva come sarebbe stata accettata".

Il presidente dell'Aifa ha spiegato che vaccinare gli adolescenti avrebbe potuto creare problemi per i genitori i quali tendono a pensare che l'attività sessuale avviene in età più matura. "Ma la percentuale di risposta [oltre il 65% degli adolescenti compresi nella fascia d'età interessata, ndr], è stata complessivamente buona ora - aggiunge Pecorelli - il problema è mantenerla alta".

Negli ultimi tempi, si è aperta una nuova possibilità di prevenzione nei confronti del maschio: si pensava che facendo prevenzione nelle femmine si potesse diminuire la possibilità di infezione per il papilloma virus nel maschio; in realtà questo virus non dà patologia solo a livello genitale ma alla bocca, alla faringe all'ano (circa il 40% di questi tumori sono positivi); dunque si amplia l'obiettivo preventivo e la vaccinazione del maschio sarebbe importante per prevenire queste malattie.

Anche l'agenzia europea, come ha già fatto recentemente l'Fda americana, sta per dare il via libera per la vaccinazione del maschio, una decisione che è rallentata da alcuni paesi per ragioni economiche. "Intanto a Brescia - conclude Pecorelli - grazie ad un progetto della Regione Lombardia è partita una ricerca pilota sull'accettabilità dei maschi: su un campione di 100 ragazzi il 90% ha chiesto di essere vaccinato. Una pratica che in Australia é già avviata da 4 anni e in Austria da 2 anni. In un contesto di crisi economica oso pensare che i produttori possano diminuire i prezzi del vaccino".
 

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