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Il presidio a sostegno di Federica Raccagni © Bresciatoday

Il presidio a sostegno di Federica Raccagni © Bresciatoday

Omicidio Raccagni, condanne più severe per la banda di albanesi

La Corte d'Appello di Brescia ha alzato in media di circa tre anni le pene che dovranno scontare i 4 albanesi che nel luglio del 2014, nel corso di una rapina in casa, colpirono con una bottigliata Pietro Raccagni. Il macellaio di Pontoglio morì dopo 11 giorni di agonia

Federica Raccagni si era presentata davanti al Tribunale di Brescia con il volto teso e la testa colma di preoccupazioni e paure, temendo che la corte d'appello potesse ridurre le condanne nei confronti della banda di albanesi che il 14 luglio del 2014, nel corso di una rapina, colpirono alla testa il marito Pietro, morto dopo 11 giorni di agonia in ospedale.  

A sostenerla non c'erano solo i figli Luca e Sara. Fuori dal tribunale un nutrito presidio di cittadini di Pontoglio ed alcuni esponenti politici, tra cui l'assessore regionale Viviana Beccalossi, hanno atteso per ore l'esito del processo indossando la t-shirt "Io sto con Federica". Nella prima mattinata anche il nuovo comandante provinciale dei Carabinieri, Luciano Magrini, si è presentato davanti al palazzo di giustizia per stringere la mano alla donna e testimoniare la vicinanza dell'Arma. 

Durante le 9 ore di dibattimento è successo l'esatto contrario, rispetto a quanto temuto: le pene inflitte dal tribunale di primo grado, giudicate dalla vedova del macellaio di Pontoglio eccessivamente leggere, sono state inasprite dalla sentenza d'appello, che ha escluso le attenuanti generiche. 

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