Morti sul lavoro, è allarme sicuerzza nel Bresciano: 32 decessi nel 2019

Brescia segna il +61% di incidenti sul luogo di lavoro

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

Fabbriche, campagne e cantieri. Il dipartimento Salute e sicurezza della Cisl Lombardia ha analizzato i dati Inail sugli infortuni sul lavoro avvenuti lo scorso anno. Quelli mortali nella nostra regione sono stati 171, un dato mai raggiunto nell’ultimo decennio. Nel 2018 furono 163 e 139 nel 2017. Maglia nera tra le province con più vite spezzate sul lavoro è quella di Monza e Brianza che con l’incremento del 100% ha visto 14 decessi. Seguono Brescia e Varese, rispettivamente con 32 e 15 morti contro i 22 e i 10 del 2018. A sottolineare l’emergenza, e l’urgenza di un intervento, è la controtendenza del dato nazionale: il 2019 si è chiuso con 49 denunce di infortunio mortale in meno.

Quali possono essere, quindi, le cause di tale situazione? Manca sicuramente una cultura adeguata e diffusa della sicurezza nei luoghi di lavoro così come la precarietà dei contratti e l’impossibilità di avere accesso a una formazione continua e aggiornata alla professione. Ma devono essere le aziende a promuovere questo tipo di cultura troppo spesso lasciata in secondo piano. Se da una parte, ad esempio, Brescia segna il +61% di incidenti sul luogo di lavoro, dall’altra può vantare una provincia ricca di enti di formazione (accreditati regionalmente) e dedicati ai diversi settori di produzione come Apindustria, Cfa srl, Confcommercio e Scuola Edile Bresciana. A testimonianza che l’obiettivo di ridurre, se non annullare, gli infortuni mortali sul lavoro è possibile, c’è la Provincia di Sondrio che da 6 denunce per infortuni mortali nel 2018 è passata a zero nel 2019. Basterebbe restare… in-formati.

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