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La quiete (apparente) dopo la tempesta: «Mettere in sicurezza il territorio»

Passata la pioggia non passano le preoccupazioni: dalla Valcamonica a Idro fiumi e argini a rischio, e la necessaria "messa in sicurezza del territorio", come suggerito a livello nazionale dal ministro Corrado Clini

L’Italia è ancora con i piedi bagnati, uno stivale che fa acqua da tutte le parti per quella che è un’emergenza più sociale che ambientale. Brescia e Provincia strizzano vestiti e asciugano strade e argini, ma la quiete dopo la tempesta è solo apparente: basta fare un salto in Valcamonica, tra Sonico e Malonno (ma pure sulla Provinciale che porta a Lozio), dove le grandi piogge degli ultimi giorni pongono in essere quella che ad oggi è una questione ancora non risolta, e che richiama alla memoria la grande frana della Valrabbia.

Secondo i sindaci di Malonno e Sonico “ci sono ancora 400mila metri cubi di roccia che la Regione non si decide a far rimuovere”, e il fiume Oglio che anche stavolta è arrivato vicinissimo ad una pericolosa esondazione. E chi tra Malonno e Sonico ci abita non si accontenta di definirsi solo preoccupato: “Se partisse un’altra frana..”.

Cambia lo scenario e cambia pure il fiume, questa volta si parla del Chiese e del suo percorso, da Montichiari a Idro, e proprio nel Comune che dà inizio alla Bassa si è svolto un convegno sul tema. Dalla secca estiva al rischio esondazione, ettolitri d’acqua prima necessari e poi non più, e una polemica che sulle rive del lago perdura da mesi.


Emergenza sociale, problema sociale: “E’ necessario ed urgente un programma nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio – ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini – Gli eventi climatici estremi, che si ripetono puntualmente, richiedono interventi straordinari e costi imprevisti per tamponare i danni, di gran lunga superiori ai costi della prevenzione”.

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