Blitz anti-jihadista a Brescia: “Bergoglio sarà l’ultimo Papa”

E’ quanto emerge dalle intercettazioni rese note martedì mattina dalla Questura di Brescia. Ecco chi sono le 4 persone fermate e dove vivevano

I fratelli Imishti © Bresciatoday.it

Samet Imishti, residente in Kosovo ma con domicilio a Chiari dove era integrato e ha lavorato come muratore; Ismail Imishti, fratello di Samet e residente a Chiari, la cui abitazione faceva da base operativa; M. I., nipote di Samet, fermato in provincia di Savona; A. S., cittadino macedone residente nel Vicentino: sarebbero loro i quattro presunti jihadisti fermati nel corso del blitz antiterrorismo scattato a Brescia all’alba di martedì 1 dicembre. Sono accusati di propaganda jihadista e di istigazione al terrorismo e all'odio razziale. 

Per il primo - che pare direttamente affiliato allo Stato Islamico, ed è considerato la mente del gruppo - sono scattate le manette in un paesino kosovaro al confine con la Macedonia, il secondo e il terzo sono stati espulsi dall'Italia, mentre per l'ultimo è stata disposta la misura della sorveglianza speciale, come deciso dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti.

VIDEO: l'arresto di Samet Imishti, capo della cellula terroristica

Secondo le accuse, i quattro farebbero parte di un gruppo jihadista fortemente radicalizzato, con posizioni e atteggiamenti tipici dei militanti dell’Isis, dedito alla propaganda dell’ideologia jihadista attraverso il web. Dalle intercettazioni delle chat, rese note questa mattina dalla Questura di Brescia, sarebbero emerse anche minacce di morte rivolte al pontefice Jorge Mario Bergoglio, “Sarà l’ultimo papa”, nonchè commenti riguardanti gli attacchi di Parigi: "Questo è solo l'inizio, gli infedeli capiranno che è inutile combattere l'Islam. Dio distrugga la Francia!".  Sono stati intercettati anche messaggi antisemiti e antioccidentali: " Il 2015 è appena iniziato. L’Europa verrà disgregata mentre entro cinque anni si formeranno gli stati islamici e ci sarà una legge, quella della Sharia." Infine, sarebbero state trovate armi (una carabina russa e una pistola calibro 7 di fabbricazione slava) nel corso delle perquisizioni effettuate a Pristina, la capitale del Kosovo.

Il gruppo è risultato altamente pericoloso in quanto era direttamente collegato ad alcune filiere jihadiste attive in Siria, riconducibili al noto terrorista kosovaro del Daesh Lavdrim Muhaxheri. Dalle intercettazioni è emersa un'inquietante conversazione tra Samet e un combattente Jihadista. “ Se Allah vuole tu vai bene per l’azione solamente al fronte vieni di qua per  Bajram, andiamo in paradiso, ci divertiamo fratello, vieni se Allah vuole” scrive un combattente a Samet, invitandolo a passare all'azione. 

Le indagini sono partite nel 2014, a seguito dell'individuazione su Facebook del gruppo Me ose, pa ty - Hilafeti eshte rikthy!”  (Con te o senza di te il Califfato è ritornato!) al quale Samet si era iscritto.  Si tratta di un gruppo di propaganda utilizzato per attirare potenziali terroristi provenienti dal quadrante balcanico e residenti in Italia. Contestualmente, la Digos di Brescia, con il supporto di squadre specializzate del servizio antiterrorismo della direzione centrale della polizia di prevenzione e con il concorso delle Digos di Vicenza , Savona e Perugia, ha proceduto a quattro perquisizioni personali e domiciliari. Alle fasi operative hanno partecipato anche alcuni agenti della polizia kosovara. 

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