Una città contaminata: «Acqua e aria, sintomi di malanni forse irreversibili»

Interventi mirati e in tempi brevi, dalla bonifica Caffaro al collettamento degli scarichi della Valtrompia, per non parlare del traffico e degli scarichi industriali. Ultima puntata del nostro 'viaggio', con Carmine Trecroci di Legambiente

L'inceneritore di Brescia © Giovanni Pizzocolo

Niente allarmismi ma comunque massima attenzione: anche Legambiente sale in cattedra per rilanciare il rischio ambientale che ‘avvinghia’ la città di Brescia, nell’ultima puntata di quell’inchiesta che, provocatoriamente ma non troppo, abbiamo voluto chiamare ‘Una città contaminata’. E proprio per questo motivo il problema va affrontato scientificamente: “Quando si gridano numeri a vanvera (il riferimento è all’ultima boutade sulla Caffaro, 1000 volte più nociva dell’Ilva, ndr) si rischia di arrecare un danno peggiore alla causa, che è una causa comune – racconta a BresciaToday Carmine Trecroci di Legambiente Brescia, direttamente dal suo studio all’Università di Brescia – I confronti non vanno fatti in situazioni topiche e in modo superficiale, un esercizio inutile e tutt’altro che scientifico. Chiaro che siamo tutti d’accordo sulla necessità di una bonifica, ma le cose vanno dette con una certa precisione”.

Sarebbe come sostenere che “nell’area della falda Baratti si registrassero ancora tassi di contaminazione 250mila volta superiori ai limiti di legge”: è stato così, ma solo nell’immediatezza dell’incidente al cromo. Capitolo importante, ma non decisivo, quello del termovalorizzatore A2A, che incide sul computo globale dell’inquinamento con percentuali inferiori al 5%: “Anche con i ritmi attuali di consumo – continua Trecroci – l’impatto è minoritario. Non vogliamo difendere A2A ma non vogliamo neanche fare i sensazionalisti. Vogliamo ragionare, e ragionando si potrebbe ottenere lo spegnimento della linea 3 del citato impianto, e magari convincere A2A a bruciare solo i rifiuti provenienti da Brescia e Provincia, e non da Bergamo, Mantova e Cremona. Rendere Brescia autonoma, riducendo la quantità di rifiuti fino al 50% in meno. Ma se vogliamo chiuderlo del tutto, allora prepariamoci ad avere almeno una ventina di discariche in più”.

In una prospettiva di lungo periodo una soluzione alternativa potrebbe essere il potenziamento della raccolta differenziata: “Una politica di raccolta rifiuti che possa avvicinare la nostra città alla quota del 60/70% in tempi non lontani, con un vero piano di studio realizzato da esperti e tecnici, un piano in grado di interpretare quelli che sono i costi e i benefici”. Ma Brescia ha priorità impellenti, un consumo di suolo esagerato, una qualità dell’aria che fa invidia alle più inquinate d’Europa, un’acqua potabile che se va avanti così non lo sarà ancora per molto.

“La qualità dell’aria sta al primo posto – ancora Trecroci – non si può più aspettare. Un recente studio della facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia ha confermato un’incidenza molto diversificata, riconducibile poi a due enormi problematiche, il traffico e l’industria, due fonti che insieme gravano fino all’80% del totale. E’ tempo di sfatare i luoghi comuni, e ad esempio ridurre i limiti di velocità per ridurre le emissioni, come già fatto sulla Tang.Est a Milano o in Autostrada a Trento. A cui deve aggiungersi un Piano di Mobilità Urbana integrato e sostenibile, in controtendenza con i sotto-investimenti cui ci ha abituato l’attuale giunta, fin dal suo insediamento. Abbiamo il Metrobus, manca pochissimo e ancora non sappiamo nulla se non il costo del biglietto, 1.20 euro ma che aumenterà sicuramente. E il parcheggio sotto il Castello? Un’opera inutile e dannosa, non fermeremo la mobilitazione. E dopo la Critical Mass (sabato sera ore 20.30, ndr) sarà la volta di un simbolico abbraccio, tutti in bicicletta, proprio all’ultimo giorno della Settimana della Mobilità Sostenibile”.

Paragrafo acqua, anche qui non c’è tempo da perdere. “Le bonifiche sono necessarie, le risorse vanno reperite in fretta. Come? Riducendo gli sprechi, le spese superflue come l’abbattimento della Tintoretto, milioni e milioni di euro che si sommeranno poi alle spese di ripristino conseguenti alla pioggia di detriti e polveri che invaderà il quartiere intero. Siamo preoccupati per la pessima qualità dell’acqua, ancora potabile ma che tenderà sempre a peggiorare, siamo preoccupati per l’ex Piccinelli, i controlli non sono sufficienti.. poi il cromo a Est, la Caffaro, il collettamento degli scarichi della Valtrompia.. la falda superiore è già molto compromessa, PCB e diossine, metalli pesanti e cesio. Il rischio è concreto, la variabile tempo è fondamentale”.

L’ambiente come priorità, “la tutela della salute come bene primario, l’applicazione rigorosa di limiti alle emissioni industriali, e i nostri amministratori che in caso di rischi significativi devono intervenire immediatamente”. Sarà questo il tema caldo della prossima campagna elettorale, e Legambiente sta preparando un innovativo sistema di ‘rating verde, che possa valutare quanto i vari candidati propongono, e quanto in effetti potranno realizzare. “Siamo stanchi della propaganda fine a sé stessa, delle promesse non mantenute. Come fanno i cittadini a fidarsi dopo le irragionevolezze dell’attuale classe dirigente? Stiamo ancora aspettando le piste ciclabili che il vicesindaco ci aveva promesso, quasi due anni fa..”.

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