Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

«Sistema Gangi», l'inchiesta si allarga. Si indaga a prima del 2011

Continua l'inchiesta sul sistema di appalti pilotati presso l'Assessorato al Traffico e Mobilità. Si scava anche a partire dal 2005, da quando Giandomenico Gangi ha iniziato a lavorare al Comune

Gangi e Rolfi a una conferenza

Continua a essere nel mirino della procura il "Sistema Gangi", ovvero l'assegnazione d'appalti, presso l'Assessorato al Traffico, senza ricorrere a gare a norma di legge, ma con capitolati prestabiliti.

"La volontà è quello di affidare tutto senza gare d'appalto, senza niente", così Giandomenico Gangi in un'intercettazione telefonica già finita agli atti: secondo gli inquirenti, riusciva ad agire indisturbato grazie alla totale fiducia che godeva da parte dell'Assessore al Traffico, e vicesindaco del Comune, Fabio Rolfi.

Ora i pm vogliono scoprire se tale sistema sia stato utilizzato, oltre che dal 2011, anche negli anni precedenti: è dal 2005, infatti, che Gangi lavora come dirigente pubblico presso l'Assessorato comunale al Traffico e Mobilità.

Ieri, Denis Moras - davanti al pm Silvia Bonardi, titolare dell'inchiesta - si è avvalso della facoltà di non rispondere. Oggi tocca a Michele De Beaumont, altro consulente coinvolto nelle indagini.

GANGI E MATISSE, ROLFI E ARCAI DOVREBBERO DIMETTERSI?

Si attende, poi, che Gangi rientri dagli Stati Uniti, sempre che decida di tornare. Per lui, una volta planato in Italia, scatteranno le manette. In proposito, diversi dubbi sorgono sulla tempestività della procura di far scattare i mandati d'arresto quando il maggior imputato si trova all'estero.

L'inchiesta, intanto, sta scoppiando all'interno della maggioranza, non certo un bel segnale - dopo l'affaire Matisse - a pochi mesi dalle amministrative. Ieri, il vicesindaco Rolfi, il direttore generale Alessandro Triboldi e il dirigente Giandomenico Brambilla hanno informato dell'inchiesta i capigruppo in Loggia.

Nessun politico è coinvolto nelle carte della procura, e anche l'opposizione - a parte Sel e Idv - non sembra voler affondare il coltello nella piaga. Poi ci saranno le responsabilità politiche - che non sono quelle dei tribunali - da stabilire: dov'era Rolfi quando tutto questo succedeva sotto il suo naso?

Comunque sia, nella politica post-ideologica, quel che conta è l'immagine, e una serie di scandali non aiuterà la Giunta Paroli a fare bella figura davanti ai cittadini bresciani.

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