Cronaca

Coronavirus, morto Giuseppe Fappani: ha fatto la storia del settore caseario bresciano

Giuseppe Fappani si è spento lunedì in un letto dell'ospedale Sant'Anna di Brescia. Oltre alla moglie Adriana e al figlio Paolo, lo piange l'intero settore caseario bresciano.

Giuseppe Fappani

La chiamata quotidiana per salutare il papà, in ospedale a combattere il Coronavirus. E quella frase pronunciata sottovoce che ora suona come un addio: 'Ti voglio bene, figlio mio'. Parole che resteranno impresse per sempre nella memoria di Paolo Fappani: sono le ultime che suo padre Giuseppe ha potuto dirgli. In poche ore le condizioni del 79enne sono precipitate e non c'è stato più nulla da fare.

Giuseppe - per tutti 'Beppe' - Fappani è morto da solo in un letto dell'ospedale Sant'Anna, dove stava combattendo la sua lotta contro il Coronavirus. Un tragico destino purtroppo identico a quello di decine di bresciani. Il 79enne, di casa in città, non vedeva i suoi cari da venerdì 6 marzo: da quando il tampone, effettuato nelle tensostrutture allestite all'esterno del Pronto Soccorso del Civile, aveva dato esito positivo.

Fappani era affetto anche da altre patologie. Era stato ricoverato per qualche giorno al Civile, poi il trasferimento al Sant'Anna, dato che le sue condizioni non sembravano preoccupati. Da allora non ha più visto la moglie Adriana e il figlio Paolo: entrambi asintomatici, sono tuttora in isolamento domiciliare. 

Lontani fisicamente, vicini grazie a un telefono. Almeno finché il 79enne ha potuto rispondere. Non voleva arrendersi Giuseppe: "Ghe la fom" (ce la facciamo) aveva detto solo 15 giorni fa, nel corso di una chiamata agli amici Angelo e Miriam Franzoni. Le sue condizioni sono peggiorate all'improvviso, tra domenica e lunedì, ed è spirato in poche ore, senza poter dire addio alla moglie, al figlio e alla nipotina.

"Ho sentito papà domenica pomeriggio, ma non potevo sapere che sarebbe stata l'ultima volta. Il giorno successivo il telefono squillava a vuoto e ho intuito che la situazione fosse peggiorata. I medici mi hanno poi detto che era in terapia con respirazione assistita e non poteva parlare. Poi la triste chiamata per comunicarci il decesso", ci racconta il figlio Paolo.

"Nell'ultima telefonata mi aveva detto che mi voleva bene. Sono felice che l'abbia fatto: sono parole che mi porterò per sempre nel cuore. È stato un esempio, come padre di famiglia e lavoratore: la sua etica mi guiderà. Mi ha trasmesso tanti valori, ma anche la dipendenza dal Brescia Calcio: una storia fatta non di trofei, ma di orgoglio. Non scorderò mai la prima partita vista con lui: Brescia-Napoli, nel lontano '83. Io e mia mamma siamo distrutti dal dolore, ma non abbiamo il tempo di piangere perché amici e conoscenti continuano a telefonarci per dimostrarci affetto e vicinanza e ricordarci tutte le cose belle che il papà ha costruito nella sua vita".

Giuseppe Fappani era infatti molto conosciuto e stimato. Al dolore della famiglia si aggiunge il cordoglio dell'intero settore caseario bresciano. Il 79enne aveva lavorato per molti anni alla Centrale del Latte, poi alla Gardalatte, come direttore della lavorazione, e anche dopo la pensione aveva continuato a collaborare con numerosi caseifici dispensando preziosi consigli e le ricette per realizzare il Grana Padano. 

Un uomo buono e generoso, sempre disponibile per tutti. Così Giuseppe Fappani viene ricordato dagli ex colleghi e collaboratori. "Era il nostro maestro: buono, generoso, fiducioso, ottimista, professionale, leale. Ci ha aiutati tanti volte e ha permesso alla nostra azienda di essere quella che è oggi: gli saremo per sempre grati. Amava il suo settore, il suo lavoro, la gente ed era orgoglioso della sua famiglia. Piangiamo tanto e non lo dimenticheremo mai": questo il commovente messaggio che il caseificio Franzoni e Fratelli di Torbole Casaglia, uno dei tanti con cui Giuseppe Fappani aveva collaborato, ha voluto affidarci.


 

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