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Cronaca

"Vogliamo la ricetta!": madre e figlia scaraventano a terra la dottoressa

L'aggressione in uno studio medico della città

Pazienti né di nome, né  tanto meno di fatto: due donne si sono presentate in un ambulatorio medico della città, pretendendo che la dottoressa -  peraltro non era quella loro assegnata dal sistema sanitario nazionale - interrompesse una visita in corso per far loro una ricetta. Al rifiuto del medico di medicina generale, le due donne avrebbero reagito con insulti e spintoni. È successo nei giorni scorsi a Brescia, protagoniste madre e figlia.

La dottoressa sarebbe stata spintonata e scaraventata a terra. Un'aggressione fisica in piena regola, che ha fatto scattare la richiesta d'aiuto alle forze dell'ordine. Ma le due donne non si sarebbero placate nemmeno all'arrivo di una pattuglia della Polizia locale: mentre la madre veniva portata al pronto soccorso, la figlia avrebbe infatti minacciato di picchiare un'agente con un bastone. Per questa ragione è stata denunciata, insieme alla madre, per minacce, violenza e interruzione di pubblico servizio. 

Francesco Falsetti, presidente di Unione Medici Italiani, commenta così l'episodio: "A nostro avviso queste ripetute, sempre più frequenti violenze sono il segnale, anche comprensibile, di frustrazione per una mancata risposta sanitaria ritenuta nel proprio diritto - si legge in una nota - . I cittadini, purtroppo, non si rendono conto che i medici non sono in grado di dare sempre quelle risposte attese a causa della profonda disorganizzazione del sistema sanitario nazionale dovuta anche alla carenza di personale".

"Va ricordato - prosegue Falsetti - che la carenza di medici ha ridotto ed in alcuni casi annullato il diritto alla libera scelta del curante (e anche del luogo di cura) da parte del cittadino assistito facendo venir meno uno dei cardini istitutivi del sistema sanitario nazionale il cui rispetto dovrebbe essere un compito prioritario del ministero della Salute e delle Regioni".

Infine l'appello: "l’auspicio è che il nuovo governo avvii un programma concreto di riorganizzazione nazionale con adeguate risorse, onde evitare la progressiva destabilizzazione della sanità pubblica determinata anche dalla cattiva gestione sanitaria regionale viziata da interessi locali".

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