Lavoro, situazione drammatica: un disoccupato ogni 10 'attivi'

I dati dei Centri per l'Impiego di tutta la provincia di Brescia: nel 2014 più di 25mila iscritti, uno ogni dieci lavoratori. Oltre ai disoccupati 'storici' anche chi ha perso da poco il lavoro, chi ha finito il contratto, chi è ancora precario

Quasi uno ogni dieci, in riferimento alla popolazione attiva. Gli iscritti alle liste di disoccupazione in Brescia e provincia, ad oggi più di 25mila: una quota mai raggiunta, e che coinvolge i disoccupati ‘storici’, quelli che hanno da poco perso il lavoro, precari a cui è scaduto il contratto a progetto. Ne sono esclusi i lavoratori a prestazione occasionale, ma pure gli stagionali, oltre ai lavoratori in mobilità.

Dati drammatici, che le previsioni danno in ulteriore peggioramento entro la fine del 2014. Chi si iscrive nelle liste di disoccupazione, in tutta la provincia i Centri per l’Impiego sono addirittura otto, diventa automaticamente un ‘Did’, un lavoratore con “dichiarazione di immediata disponibilità”.

Parafrasando Marx, si tratta della forma più moderna di quello che lui definitiva “l’esercito industriale di riserva”. E sono davvero tanti i soldati tra le sue fila, a Brescia e dintorni. Più di 3500 in città, con una quota di oltre un migliaio di immigrati, poi numeri simili nei grandi centri, 579 a Chiari, 532 a Desenzano, 471 a Montichiari, 419 a Lumezzane.

E se tra i Comuni più popolosi il primo ad alzare l’asticella percentuale è Rovato, con 558 iscritti per 18mila abitanti, ancora più critica la situazione di Castelcovati, con 384 iscritti per poco più di 6mila abitanti, di cui meno della metà di popolazione attiva.

Martedì pomeriggio la NiDiL, il sindacato dei precari, ha organizzato un’assemblea dedicata proprio alla disoccupazione. E proprio dalla CGIL aveva parlato il segretario Damiano Galletti, che ha ribadito la necessità di tutela, con riferimento al renziano Job Act di ormai prossima approvazione: “La situazione è già drammatica, per la moria di imprese e per la perdita dei posti di lavoro. E per noi è inaccettabile una ricetta che passi dall’abolizione di alcuni diritti. E' una bufala dire che togliendo garanzie a chi ne ha si migliorerebbe la condizione di chi è senza lavoro”.

Un problema forse irrisolvibile. Perché come scriveva ancora Marx, “la presenza di un gran numero di disoccupati è funzionale all’esistenza stessa del sistema capitalistico, perché alimenta la concorrenza tra gli operai, garantisce un basso livello di salari, si oppone alle rivendicazioni di aumenti salariali”.

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