A Brescia l'aria pesa come l'acciaio: fino a 22 chili di PCB ogni anno

I dati diffusi dall'Arpa sulle emissioni delle acciaierie bresciane: 13 impianti con forno elettrico, il 34% della produzione italiana, oltre a 120 impianti con forno fusorio. Ogni anno si producono fino a 22 chili di PCB

Fonte: Flickr/Nikozar

Alfa Acciai, Ori Martin, Feralpi, Acciaierie Venete, Stefana, Lucchini. Solo alcune delle 13 acciaierie con forno elettrico presenti in provincia di Brescia, su un totale di 38 su tutto il territorio nazionale: più del 34% dei siti di produzione di acciaio con forno elettrico parlano bresciano. Oltre a questi si aggiungono altri 120 impianti con forno fusorio.

Brescia conferma il suo primato, come riferito dall’Arpa in occasione del convegno ‘Acciaio e microinquinanti, un percorso verso la sostenibilità ambientale”. Aziende che tutte insieme producono e liberano nell’aria tra i 4 e i 5 grammi di diossine ogni anno, insieme ad una quota di PCB compresa tra i 6 e i 22 chilogrammi.

Numeri che in realtà sono in considerevole calo, grazie all’installazione di filtri al carbone attivo in buona parte delle fabbriche bresciane. Tanto che la riduzione sarebbe considerevole: prima dei filtri l’impatto emissivo annuo di diossine era compreso tra i 20 e i 75 grammi, quello di PCB tra gli 8 e i 30 chilogrammi.

Altre 22 aziende fanno invece parte del Consorzio Ramet, che negli ultimi anni hanno firmato un protocollo di riduzione delle emissioni che dovrebbe abbattere sia le polveri sottili (da 10 a 5 milligrammi per metro cubo) sia le diossine, con una quota in calo di circa 80 punti percentuali, da 0.5 a 0.1 nanogrammi per metro cubo.

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In Italia, comunque, manca ancora una legislazione chiara, almeno per quanto riguarda le emissioni di Pcb. Come ricordato dall’Arpa infatti non esistono specifici limiti di legge. E i filtri ai carboni attivi, così utili per l’abbattimento delle diossine, in alcuni casi porterebbero (per quanto riguarda i Pcb) porterebbero addirittura ad un aumento.

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