La crisi economica non ferma il boom degli stranieri

Brescia resta la prima città italiana per incidenza percentuale di immigrati, la seconda in Lombardia per numero: i dati dell'annuario Cirmib dell'Università Cattolica, 156mila stranieri in provincia, oltre 35mila in città

Brescia la seconda città della Lombardia per numero di immigrati, ma addirittura prima città in Italia per incidenza percentuale sul totale della popolazione. E anche prima provincia lombarda per la quota dei migranti, con una crescita di residenti stranieri che anche nel 2013, nonostante la crisi economica, arriva a sfiorare il +4%.

Presentato a Brescia il nuovo annuario sui migranti curato dal Cirmib di Maddalena Colombo, dell’Università Cattolica: prezioso e rinnovato strumento di analisi, che snocciola dati sulla condizione ‘bresciana’ dell’immigrazione. Smentendo in partenza i dati ‘urlati’ sull’immigrazione clandestina fuori controllo: la componente irregolare infatti è in calo, scendendo a quota 13mila unità.

Poi, i regolari residenti: in tutta la provincia sono 156mila, il 13.4% della popolazione. Una quota che s’impenna arrivando invece in città, dove la percentuale raggiunge il 18.2%: su circa 196mila abitanti gli stranieri sarebbero dunque quasi 36mila. Con un futuro ancora in crescita: nel 2012 sono nati 3600 bambini da genitori entrambi stranieri, quasi il 30% delle nascite complessive di tutto l’anno.

Infine, le quote per nazionalità: i più numerosi vengono dalla Romania, oltre 25mila persone, poi Marocco (23350), Albania (22400), India (18000) e Pakistan (16800). E la loro condizione lavorativa rispecchia la precarietà dei lavoratori italiani: due su tre con contratti a tempo determinato, solo il 20% con un lavoro sicuro. Crescono i contratti a chiamata, a progetto, a collaborazione occasionale o continuativa.

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Perché il problema non è la ‘razza’, la religione, il colore della pelle o la lingua. La forza lavoro è una merce, e non c’è frontiera che tenga, non c’è bandiera che conta, quando lo sfruttamento è oggettivo, e necessario al funzionamento di questa società.

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