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“O paghi o ti ammazziamo”, quattro usurai condannati a 20 anni di carcere

Le condanne ai componenti della "banda dei cravattari": estorsioni, minacce di morte, perfino un rogo. Quattro i condannati, tra di loro il capobanda Francesco Messina: 8 anni di carcere

La chiamavano la “banda dei cravattari”. Minacce di stampo mafioso, la consegna del pizzo, una vasta gamma di vittime tra commercianti e imprenditori, locali e negozi. Accusati di usura ed estorsione, minacce e pure incendio doloso: sarebbero stati loro a dare alle fiamme il centro estetico “La Fonte della Bellezza”, a Brescia in Via Cipro.

Solo la punta dell'iceberg: la banda agiva in città, aveva un grosso giro. I carabinieri li hanno tenuti d'occhio parecchio, poi arrestati e processati: sono arrivate le condanne. In tutto sono 6 gli indagati, di cui 4 condannati e un altro assolto. L'ultimo che rimane, Roberto Pinzoni, era l'economista della banda: deve ancora essere processato.

Gli altri. Condanne più lievi rispetto alle richieste dell'accusa. Il capobanda era Francesco Messina: 8 anni di galera. Calabrese di origine ma bresciano d'adozione, abitava sul lago di Garda. Con lui anche la moglie (bresciana doc) Debora Chiesa: è stata condannata a 2 anni e 8 mesi.

Il più anziano del gruppo, il 71enne bresciano Ludovico Mazzolari, è stato condannato a 5 anni e 4 mesi. Faceva parte della banda, poi decise di uscirne: era lui il titolare del centro estetico che poi verrà bruciato per ritorsione.

Quattro anni di carcere anche per Raffaele Menniti, considerato il picchiatore della banda. Alla fine è stato invece assolto Carlo Linetti, bresciano di Torbole Casaglia, considerato solamente un intermediario.

Il modus operandi: “O ci paghi o ti ammazziamo”. Un altro slogan che spesso ripetevano: “Ti facciamo le scarpe di cemento”.

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