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Rimborsi ai pariti: ogni anno i bresciani pagano 3,6 milioni di euro

Lo scandalo dell'attuale legge che regola i rimborsi elettorali ai partiti è sotto gli occhi tutti. Se si considera la sola provincia di Brescia, i cittadini sono "taglieggiati" ogni hanno per ben 3,6 milioni di euro

Premessa fondamentale per affrontare meglio il discorso: l'attuale legge sui rimborsi elettorali ai partiti è una rapina a mano armata a scapito dei cittadini.

Ora prendiamo a esempio Brescia, e il modo vergognoso in cui i politici mettono le mani nelle tasche dei nostri concittadini (coscientemente e volontariamente, dato che questa rapina istituzionalizzata se la sono votata loro).

La legge 157 del 1999 prevede che ai partiti venga dato un euro per "il numero dei cittadini della Repubblica iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati": in provincia di Brescia sono 910.456, al numero metteteci in parte il simbolino dell' e il calcolo è subito fatto.

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Ma non è finita, dato che questi 910.456 € vanno moltiplicati per quattro, dato che bisogna "coprire" i costi per le campagne elettorali per il rinnovo di Camera, Senato, Regione e Parlamento europeo, da versare a ogni anno della legislatura. Ne consegue che i bresciani, tutte le volte che la terra finisce il suo giretto intorno al sole, consegnano ai partiti, mani alzate e spalle al muro, un bel tesoretto da 3,6 milioni di euro.

Siccome la cifra sembrava ancora esigua, i servitori del popolo hanno deciso di prendersi ancora qualcosa. Una modifica alla legge, effettuata nel 2006, ora prevede che i rimborsi vadano ai partiti per tutti i cinque anni della legislatura… anche se questa non arriva a conclusione.


Così i partiti hanno continuato a prendere soldi nonostante il governo Prodi fosse caduto, col mostruoso paradosso che, sebbene non esistesse più, nel 2011 la Margherita riceveva ancora i rimborsi per quella legislatura, come è emerso dallo scandalo del tesoriere Luigi Lusi.

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