Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca Centro / Contrada del Carmine

Carmine: coca non pagata, sequestro e minacce di morte

Un rapimento lampo e un regolamento di conti, che coinvolge sicari albanesi e senegalesi per questioni di spaccio di droga. Sette arresti anche a Torino, i Carabinieri di Brescia: "Il cartello della coca è in mano agli albanesi"

Il cartello della droga nei quartieri cittadini, e in particolare quello relativo allo spaccio di cocaina, sarebbe ormai in mano ad un gruppo affiatato su cui sventola bandiera albanese. Una sorta di Romanzo Criminale nostrano, come riferito dal colonnello Marco Turchi del comando Carabinieri di Brescia, uno scenario completamente nuovo per il narcotraffico locale in cui appunto “a dirigere i giochi sono le bande albanesi”.

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Un’organizzazione così radicata da poter mobilitare decine e decine di sicari pronti a tutto, dalle semplici minacce fino al sequestro di persone. La svolta nelle indagini riguarda però un senegalese di circa 35 anni, reo di dividere l’appartamento con un connazionale che al detto cartello non avrebbe mai pagato 200 grammi di cocaina, acquistati ‘in compra’, a debito.

Nella notte dell’11 luglio il blitz di tre albanesi in casa sua, al Carmine, il rapimento e le minacce: “Dicci dov’è il tuo amico o ti tagliamo le dita”. Il ragazzo le prova tutte, prima scappa dall’auto in corsa e poi viene ripreso, infine improvvisa una scenata: “So dove sta, adesso vi porto da lui”.

I tre sicari in azione lo seguono, ancora una volta fino al Carmine. Il 35enne però cambia le carte in tavola e ‘ribalta’ la minaccia: “Qua è pieno di telecamere e poliziotti, se mi toccate appena vi arrestano tutti”.

La manovalanza criminale non sempre brilla di coraggio, e i tre infatti ‘mollano l’osso’, rinunciano. Le indagini sulla vicenda sono poi arrivate fino a Torino, dove pochi giorni fa sono stati arrestati ben sette senegalesi (di cui cinque ‘bresciani’), protagonisti di un’accesa lite, sempre di ‘coca’ si discuteva, con tanto di colpi di pistola e coltelli a piede libero.

“Un tempo erano gli italiani a organizzare i traffici – spiega ancora il colonnello Turchi – Adesso sono principalmente gli albanesi, che in molti casi utilizzano manovalanza senegalese per lo spaccio”.

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