Tubercolosi e sovraffollamento, il dramma di Canton Mombello

Il dramma del carcere bresciano. Un sovraffollamento che viola l'idea stessa di dignità umana. Detenuti ammassati, poca igiene, letti a castello che arrivano al soffitto e non permettono nemmeno di aprire le finestre. Caterina Pagani: "Situazione al limite che continua da troppo tempo"

Ieri pomeriggio, nella sede di Radio Onda d’Urto è stata presentata l’interrogazione parlamentare sulla situazione sanitaria a Canton Mombello.

Il rappresentante del comitato “Chiudiamo il carcere lager di Canton Mombello”, Giuseppe Corioni, ha introdotto parlando dell’esposto presentato il 10 Aprile scorso al procuratore della Repubblica di Brescia, al Ministro della Giustizia, al Prefetto e al Sindaco Paroli, alla Direttrice del carcere e alla Corte Europea dei diritti dell’uomo: “Volevamo denunciare una situazione intollerabile sotto ogni profilo”, soprattutto per le condizioni igienico-sanitarie in cui i detenuti sono costretti a vivere.

Recentemente è stato riscontrato in un detenuto un caso di Tubercolosi. Da qui l’urgenza di trovare soluzioni a pessime condizioni di vita, anche per evitare che si verifichi un contagio: “Perché non si diffonda la Tubercolosi, c’è bisogno di areazione e a Canton Mombello il continuo ammassamento di letti a castello non consente neanche di aprire le finestre”.

Canton Mombello esplode:
255 detenuti ogni 100 posti letto

Luigi Lacquaniti, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà e autore dell’interrogazione parlamentare, ha visitato personalmente le carceri e ha potuto vedere con i propri occhi le condizioni in cui versano i detenuti: “Quello che ho visto è inimmaginabile. Nelle celle ognuno ha a disposizione circa 1 m/q ed è necessario fare i turni per stare in piedi. Le ore d’aria sono ridotte a 2, il resto del tempo lo si passa stipati nella cella”.

L’esposto, presentato in Parlamento, ha superato il vaglio dell’Ufficio di Presidenza delle Camere. Al ministero si chiede chiarezza rispetto al caso del ragazzo malato di TBC attiva: “Avrebbe contratto la malattia in Africa, ma vogliamo sapere se ci sono stati altri casi in carcere. Chiediamo delle garanzie sulle condizioni sanitarie a Canton Mombello e che siano adottate misure concrete per superare questa situazione fortemente critica”.

Uno dei problemi più gravi riguarda il sovraffollamento delle carceri. I posti a disposizione sono 208, ma oggi sono stipati nella struttura circa 600 detenuti. Le leggi che avrebbero causato questa insostenibile situazione sono principalmente tre: la legge Fini-Giovanardi in materia di stupefacenti, l’ex Cirielli e la Bossi-Fini con la creazione del reato di clandestinità.

“In carcere ci sono tante persone che non dovrebbero starci - spiega ancora Lacquaniti -. Ci sarebbe bisogno di pene alternative, che purtroppo il Tribunale bresciano continua ad essere restio a proporre. Spesso queste pene alternative non sono prese in considerazione per mancanza di domicilio del detenuto. In molte città si è ovviato fornendo alloggi a queste persone, sfruttando strutture disabitate.  Invece, a Brescia non succede quasi mai". A detta del Comitato, inoltre, il sindaco Paroli sembra completamente disinteressato all'argomento, e i tanti appelli avanzati sono caduti nel vuoto.

Una soluzione al problema più volte avanzata, soprattutto in casa Lega Nord, sarebbe la costruzione di nuovi carceri (come il Verziano Bis), ma "oltre al costo troppo elevato, non ha in sé alcun senso: c’è bisogno di strutture da utilizzare per il recupero e la rieducazione dei carcerati”, sottolinea Caterina Pagani, rappresentante del “Comitato famigliari”, che da tempo desidera un intervento della Chiesa bresciana, auspicandosi “che dia un aiuto concreto, fornendo degli spazi adeguati per le pene alternative. Il carcere dovrebbe diventare una realtà viva della città: la popolazione non può rimanere indifferente di fronte a questo dramma che continua ormai da troppo tempo”.

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