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Dalle sbarre del carcere all’ambulanza del 118: «Nel mio futuro il sociale»

A Canton Mombello un corso di formazione per interventi di Primo Soccorso che ha coinvolto diversi detenuti: uno di questi salirà su un'ambulanza del 118. Il Progetto Papillon, unico in Italia, ora anche a Verziano

Il reinserimento dei detenuti nella società, dando loro una chance per rinnovarsi e “guardare al futuro”, magari con una professione “socialmente utile” e che possa comunque garantire un reddito medio sufficiente a creare una prospettiva di reinserimento. E’ stato presentato a Brescia il Progetto Papillon 2013: dopo la prima parte (da giugno a ottobre dello scorso anno), in cui 12 detenuti hanno concluso felicemente un percorso formativo di primo soccorso (da 60 ore) si realizza finalmente l’obiettivo di rendere operativo almeno uno dei corsisti su un mezzo di soccorso d’emergenza del 118, presso un’associazione di volontariato della Provincia di Brescia.

Un detenuto della Casa Circondariale di Brescia infatti, attualmente collocato agli arresti domiciliari, seguirà un apposito corso per soccorritore certificato di 120 ore a bordo di un’ambulanza: l’esperimento, il primo in Italia, è il frutto appunto del Progetto Papillon che già nel 2012 (con la collaborazione tra AIFOS Protezione Civile con vari enti ed associazioni che in piena collaborazione con il Garante dei detenuti di Brescia, l’ex giudice Emilio Quaranta, e della direttrice della casa circondariale bresciana, Francesca Gioieni) ha erogato all’interno del carcere di Canton Mombello un corso di formazione per volontari di Primo Intervento.

Un progetto che nel 2013 verrà ripetuto anche nel carcere di Verziano, dove per la prima volta le attività di Papillon saranno rivolte a detenuti di ambo i generi. “Se l’obiettivo della pena – spiegano proprio da AIFOS – è anche il recupero sociale del detenuto non vediamo ad oggi controindicazioni per lo sviluppo e l’attuazione del progetto. Voler formare dei detenuti ad una professione di ‘soccorso sociale’ può essere considerato sintomo da parte delle istituzioni di una particolare sensibilità nei loro confronti, oltre che manifestazione della volontà di affrontare e risolvere il problema di quello che sarà il futuro di queste persone che hanno precedentemente sbagliato ma che, se ben indirizzate e controllate, potranno reinserirsi a pieno titolo e dignitosamente nella società”.

Sono attualmente in corso contatti con altre carceri della Lombardia (già si parla dell’istituto circondariale di Bollate in Milano) per attivare percorsi formativi analoghi a quello di Brescia. Spirito solidale e sociale ma anche puramente pratico: “Dalla messa in ruolo di numerosi nuovi soccorritori il servizio di soccorso in ambito territoriale trarrà vantaggi notevoli anche nel tempo di reperimento di un’ambulanza. Siamo convinti che l’addestramento di alcuni giovani, opportunamente selezionati, che stiano contando una pena detentiva sarebbe una valida soluzione alla quotidiana mancanza di personale addestrato alle emergenze”.

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Nella foto: la conferenza stampa di presentazione in Loggia

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