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PCB: rinnovabili e bonifica, come hanno fatto alla NASA

Bonifica e PCB, la discussione bresciana continua: tra le ipotesi un nuovo approccio metodologico proposto dall'Agenzia Nazionale per l'Efficienza Energetica. Lanciata anche la sfida: "Oltre al PIL calcoliamo i danni ambientali"

Il convegno nella Facoltà di Economia

Un nuovo approccio metodologico nel vasto ambito della bonifica e che dunque potrebbe interessare anche Brescia e il ‘suo’ Sito d’Interesse Nazionale Caffaro: un Piano Strategico Speciale realizzato da ENEA Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile in collaborazione con La Sapienza di Roma e che un po’ si discosta dagli approcci consueti cui spesso si rifà anche il Ministero e che, considerando tre fattori per così dire decisivi, comprensivi dei volumi dell’area interessata e dei costi, della velocità di movimento della falda e di quanto già attuato per contenere la contaminazione, prevede – ha spiegato il dottor Sergio Cappucci – “l’ipotesi di un nuovo sfruttamento delle aree economicamente non recuperabili o con parti di terreno non utilizzabile”. Un periodo lunghissimo, ma che ben rende l’idea.

E come funzionerebbe? Utilizzando i dati terreni e la possibile produzione di energia da fonti rinnovabili, eolico solare o biomasse, in modo da trarne potenziali fonti di ricavo. “Nessuno in Italia ha mai ragionato davvero su queste tematiche – continua Cappucci – che invece sono già state ben recepite per esempio negli Stati Uniti, nell’ottica della Green Remediation portata avanti dal dottor James Woolford della EPA (Environmental Protection Agency), tecniche di decontaminazione addirittura già vagliate e già utilizzate perfino dalla NASA”.

Questo il ‘pezzo forte’ del convegno su bonifiche e risanamento ambientale andato in scena negli spazi universitari di San Faustino, come ricordato anche dal moderatore della mattinata, il giornalista esperto di tematiche ambientali Pietro Gorlani che, nel limite dei tempi tra i vari interventi programmati, è comunque riuscito a lanciare “una nuova sfida”, calcolare il PIL prodotto dalle grandi aziende bresciane e “paragonarlo poi ai costi sociali e ambientali”, paragonarlo insomma “ai danni creati dalle stesse aziende”. Una Provincia, quella di Brescia, coinvolta a pieno titolo tra gli effetti contaminanti della “sporca dozzina” catalogata dall’UE, dal DDT all’esaclorobenzene, senza dimenticare ovviamente il ‘maledetto’ PCB che ad oggi ha tutti i riflettori addosso.


Riconosciuto come cancerogeno da appena due mesi, ha poi aggiunto Giulio Sesana dell’ARPA, “rimane un materiale ottimo dal punto di vista tecnologico, un po’ come l’amianto, ma pessimo purtroppo dal punto di vista tossicologico”. Sempre difficile da trattare, in un Paese in cui “fino agli anni ’70 non esistevano leggi sull’ambiente”, ecco le tante esperienze (in negativo) della Lombardia, dal Seveso alla raffineria di Rho Pero, e ancora “dodici anni di legge sui Siti d’Interesse Nazionale senza che sia stata fatta alcuna bonifica”. In preparazione comunque, e qua si parla di Brescia, “un piano aggiornato di lavoro”, perché anche se il PCB “ha capacità di entrare nell’individuo soprattutto per via alimentare”, nei termini del lungo periodo anche le vie secondarie, potenzialmente minimali, “da bassi livelli di concentrazione possono portare a livelli critici”. E il riferimento alla trasmissione di Riccardo Iacona, “impossibile fare come negli USA, impossibile che le Agenzie possano ‘bussare’ e chiedere agli industriali di attivarsi, in Italia non c’è senso di responsabilità e, ancora più importante, non ci sono leggi adeguate”.

Anche Carmine Trecroci di Legambiente ha posto (al volo) l’accento sul PresaDiretta del 31 marzo scorso, “errore fatale puntare il dito su un imprenditore (Gnutti, NDR) entrato in Caffaro soltanto in epoca successiva alla contaminazione”, per poi rientrare sulle tematiche del recupero, del rilancio anche economico, “la bonifica può essere non solo un’occasione di risanamento e ripristino ma anche un’opportunità di rinascita sociale e di sviluppo” per nuove dinamiche economiche ed ecosostenibili, “la Caffaro area depressa ma da cui innescare processi virtuosi, anche di rivalutazione dei cespiti patrimoniali e immobiliari”. Attenzione però, a Brescia non solo Caffaro ma anche Baratti-Inselvini, Forzanini e Piccinelli, e poi “chissà quanti altri siti contaminati di cui nessuno sa nulla”. Ecco allora, “il tempo è cruciale”, il problema vero è il reperimento delle risorse e l’accelerazione delle procedure, in una situazione però “in cui l’Italia è sull’orlo dell’insolvenza finanziaria, sia a livello locale che a livello nazionale”.

In un convegno organizzato in primis dalla CGIL chiaro che sia proprio la Camera del Lavoro a guadagnarsi più spazi e più interventi, dalla richieste dei sindacati di categoria “per la tutela dei lavoratori” fino ai pensionati in difesa di “quei cittadini lasciati soli con sé stessi”, e ancora chi nell’ASL ci lavora e per questo chiede “meno rassicurazioni e più trasparenza”, e le parole introduttive e conclusive della segreteria, Oriella Savoldi e Damiano Galletti, “si può e si deve concorrere alla definizione, in chiaro, di un Piano Strategico per le bonifiche e per il risanamento ambientale, obiettivo obbligato e propedeutico a qualsiasi intervento concreto, che muova da pretese di efficacia, evitando spreco di risorse e rischi di speculazione”.

Anche in questo caso però, la colpa non è solo dei ‘padroni’: e la politica, e le istituzioni? “A questi ultimi va ricondotta la responsabilità della bonifica mancata”. Chissà a cosa potrà servire la mozione approvata in questi giorni dalla Regione Lombardia, quando mancano non solo i fondi, ma pure i progetti.


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