La battaglia del sindaco Prandini: “Unioni civili? Io gli omosessuali li voglio sposare”

Gabriele Prandini, sindaco di Braone, sta conducendo una battaglia a colpi di tastiera per il matrimonio tra coppie dello stesso sesso: "Non esistano cittadini di serie B"

Gabriele Prandini

È partita da un piccolo comune incastonato tra le montagne della Valle Camonica la battaglia civile più gettonata del momento: le unioni civili tra coppie dello stesso sesso. A condurla è Gabriele Prandini, il sindaco 34enne del comune di Braone, piccolo bordo che non arriva a 700 abitanti.

Tutto nasce dalla coraggiosa risposta del primo cittadino all'associazione ProVita, che in una missiva lo invitava ad aderire alla campagna per portare in parlamento la richiesta di istituire l’obiezione civile per i primi cittadini e gli ufficiali di stato che non vogliono essere obbligati a registrare o a celebrare le unioni civili.

La lettera aperta di Prandini, pubblicata online sul suo blog e inviata a tutta la cittadinanza del Comune che amministra da circa due anni, lascia poco spazio ai dubbi, oltre a lasciare a bocca aperta gli "addicted" dei luoghi comuni: “Io voglio poter rispettare la Costituzione italiana e poter trattare tutti i cittadini con pari dignità - scrive il sindaco di Braone -. Se mi trovassi davanti una coppia omosessuale, che mi chiede di celebrare la loro unione, io voglio sposarli, e non unirli civilmente in un’unione tra persone dello stesso sesso”. 

Probabilmente lo stesso autore della missiva, Toni Brandi presidente della Onlus, non si aspettava che proprio da un sindaco nato e cresciuto in un piccolo paese di montagna potesse arrivare non solo un secco e motivato diniego, ma addirittura una contro proposta: “Sto pensando a quando toccherà a me celebrare un’unione civile – si legge nella lettera aperta –. Mi sto immaginando la profonda tristezza che avrò nel cuore a non poter parlare di un “matrimonio”, ma a dover, per obbligo di legge, trattare le persone che avrò avanti a me come cittadini di serie B, facendomi complice di questa enorme ingiustizia sociale. Voi proponete l’obiezione di coscienza per chiedere che i Sindaci abbiano l’autorizzazione a non celebrare un’unione civile? Io credo sia più corrispondente alla nostra Costituzione chiedere l’obiezione di coscienza per fare in modo che i Sindaci non siano obbligati a trattare due persone come cittadini di Serie B, permettendogli quindi di celebrare un vero e proprio matrimonio”.

Ne è nato un botta e risposta a colpi di tastiera, e non solo. Le parole di Prandini hanno 'urtato' la sensibilità del leghista Oscar Lancini - vice sindaco di Adro, al centro di numerose bufere e scandali negli anni passati – che ha diffuso su Facebook una vignetta in cui bocciava pubblicamente Prandini. Ma i cittadini di Braone e il popolo dei social sembrano aver bocciato proprio il portabandiera leghista. L'hashtag #iostoconPrandini  è diventato davvero virale, portando il sindaco di Braone alla ribalta delle cronache locali.

“Mi sono arrivati tantissimi messaggi di vicinanza - racconta Prandini - sia dai miei cittadini, che dal mondo della politica. Sono felice di tanto appoggio e della stima che mi è stata dimostrata in questi giorni dai cittadini di Braone e non, da colleghi amministratori e personaggi noti come Monica Cirinnà e Franco Grillini, ma non posso fare altro che esprimere una profonda preoccupazione per quello che questa vicenda ha dimostrato. Una piccola parte, certamente una minoranza, ma tanto rumorosa, del nostro Belpaese è ciecamente influenzata dalla parte più radicale della Chiesa Cattolica - ricordiamo infatti che ProVita è un'associazione nata in quegli ambienti - che vede nell'omosessualità un qualcosa di tanto negativo da combattere con ogni mezzo, anche se questo comporta l'annientamento dei diritti più basilari della persona. Riconoscere i diritti di due persone di amarsi, di unirsi in un vincolo che gli concede diritti e doveri nei confronti dello stato - ricordiamoci, anche doveri - è alla base di ogni civiltà democratica. Gli omosessuali pagano le tasse tanto quanto gli altri cittadini italiani, per quale motivo quindi non possono accedere agli stessi istituti giuridici degli altri?”

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