Bambina albanese malata di cancro: il Civile respinge le accuse

«I genitori sono stati informati che, non essendoci copertura sanitaria, le cure sarebbero state a pagamento e avevano sottoscritto un impegno in tal senso. Non è la prima volta che da paesi esteri sono intrapresi questi "pellegrinaggi sanitari"»

La direzione dell’Ospedale Civile di Brescia respinge le accuse sul caso della bambina di due anni afflitta da tumore a cui sarebbero state sospese le cure, presentando inoltre ai genitori un conto di 49.000 euro: «I genitori sono stati informati che, non essendoci copertura sanitaria, le cure sarebbero state a pagamento e avevano sottoscritto un impegno in tal senso. Accade con una certa frequenza che da paesi esteri diverse persone siano indotte a intraprendere "pellegrinaggi sanitari" confidando nell'accoglienza e nella qualità delle strutture sanitarie italiane. Purtroppo va ribadito che non è possibile per le nostre strutture farsi carico gratuitamente di tutte le situazioni di bisogno esistenti in tutti i paesi del mondo». 

Ma la fondazione «Caritate Christi Compulsi» Onlus di Brescia, diretta da Massimiliano Nicolini, a cui si deve il merito di aver sollevato il caso, non si tira indietro e parla di episodi in cui la piccola  Deliada «è stata tenuta per ore senza idratazione, alimentazione e cure». Secca la replica del Civile: «La bambina  non è mai stata rifiutata né lasciata senza terapie e assistenza, bensì curata e seguita con disponibilità professionalità e cortesia da tutto il personale».
 

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