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Brai&Bei, a Buxoro e Samarcanda: «Non è un posto da Indiana Jones»

La Mongolia si avvicina, e per davvero, ora per strada si incontrano anche gli altri team del Mongol Rally 2012, in Uzbekistan da Buxoro alla capitale, e c’è pure tempo per una serata mondana: “Di notte siamo tutti più sinceri”

La filosofia del lungo viaggio, dopo lande desolate e deserti e steppe e dune e città nuove e città vecchie, ora dall’Uzbekistan, da Buxoro a Samarcanda tra le loro meraviglie, il turismo e gli hotel prima caratteristici e poi da veri uomini d’affari. La filosofia del viaggio, la filosofia della vita: “La vita notturna è un elemento indispensabile per cogliere al meglio la vera essenza delle altre culture”.

Dal finestrino della Peggy quando vedo un vortice d'aria lontano mi piace immaginare che la steppa stia plasmando una qualche forma di vita, come un vero e proprio demiurgo. L'Uzbekistan sembra un Paese particolarmente ridente tra tutte le ‘terrestan’ che ci son qui intorno. Il turismo e' abbastanza sviluppato grazie alle meraviglie di Buxoro e Samarcanda, e di conseguenza anche strade, servizi e conoscenza dell'inglese migliorano sensibilmente.

Più andiamo avanti più e' facile incontrare altri team, come un imbuto ormai la Mongolia ci sta per risucchiare tutti. A Buxoro ci rifugiamo in un hotel decisamente caratteristico, beviamo chaj e ci spaparanziamo per qualche ora su un terrazzino che domina con grande umiltà le cupole e i vicoli del centro. Mi sembra uno di quei posti in cui uno un bel giorno decide di ritirarsi da tutto e tutti senza lasciar più tracce di sé, solo con una penna per scrivere, una matita per disegnare, o un registratore come ultimo interlocutore. Nell'aria si respira avventura, come se Indiana Jones dovesse saltar fuori da qualche tombino da un momento all'altro in fuga da mummie indiscretamente disturbate dai propri sarcofagi.

Non so perché ma son convinto che Samarcanda sia ancora meglio. Invece no. Certo pare tutt'altro che una brutta città, ma la sua estesa dimensione ne annulla drasticamente il fascino storico. Anche se ci fosse qualche bella mummia maledetta sono abbastanza sicuro che Indiana Jones a Samarcanda non ci verrebbe mai. A meno che non voglia mangiare gli shashliki più buoni di tutti I tempi, s'intende.

Quando arriva al tavolo, la carne d'agnello gronda sapore dallo spiedino rovente, sembra quasi che abbia  fatto  fatica a diventare cosi buona. Intorno a noi, oltre a stormi di mosche, un presunto cantante sta settando l'impianto e preparando un'improvvisata sala da ballo. Sulla strada le Chevrolet Matiz passano a ritmo serrato, contribuendo a creare un forte senso di dejavu, un errore di Matrix. L'unico errore invece e' stato quello di sedersi a 45 cm dalla cassa audio che in pochi minuti comincia a diffondere il lamentoso canto del Gigi D'Alessio locale. Se c'e' una cosa nella vita che non mi ha mai infastidito e' il volume, ma qui devo ricredermi. Sto invecchiando, e' evidente, ma nel guardare I miei compagni di viaggio capisco che si tratta di semplice e dovuta intolleranza.

La zona ballo inizia a popolarsi di donne colorate e dal monociglio curato. Ballano in cerchio e  al centro del cerchio mettono un bambino, quasi fosse la loro vittima sacrificale.  Le deboli luci strobo stile anni ‘80 si riflettono su  tutti quei sorrisi d'oro, che creando un gioco  di specchi  illuminano lo sfortunato pargolo a intermittenza, proprio come un faro fa con le navi. A Samarcanda alloggiamo in un signor hotel, gentile e inaspettato omaggio dall'Italia del nostro benefattore di giornata Riccardo. Come a Teheran il suo intervento ha un che di provvidenziale. L'entusiasmo del bell'hotel e la  consapevolezza del non dover passare una frontiera l'indomani ci calamita verso un'altra seratina tra usi e costumi locali, e tutto sommato realizzo che la vita notturna sia un elemento indispensabile per cogliere al meglio la vera essenza delle diverse culture. Di giorno, per le strade e nei musei c'e' un che di costruito, di socialmente imposto.  Di notte invece siamo tutti più sinceri.

Nonostante l’hotel President ci faccia sentire veri uomini d'affari, le nostre barbe, gli zaini e la Peggy nel parcheggio svelano palesemente la natura del nostro viaggio, cosi torniamo alla nostra realtà di pellegrini e muoviamo verso la capitale, Tashkent.

Appassionato testo di Andrea Trolese
in collaborazione con il team al completo
Alessandro Bocchio
Edoardo Maritano
Filippo Maritano
            
      
            
      
      
      
      
      
            
   
 
      

    
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