Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Desenzano del Garda

Brai&Bei, questa è la Russia! Poi la frontiera, quella di Gengis Khan

Ormai è fatta! I Brai&Bei attraversano i 1200 km di terra russa che li separano dalla frontiera mongola. E intanto ancora paesaggi, ancora ricordi, e le belle ragazze dagli occhi di ghiaccio, "educati dal tempo a non sciogliersi mai"

Non è stato facile, assolutamente. Li abbiamo seguiti con la testa, e un po’ anche con gli occhi, dalla loro pagina Facebook e dai loro post, sul loro tracciato virtuale e attraverso il racconto di un viaggio che non si dimentica più, questo è chiaro. Ora il passaggio russo, una terra che scatena “un entusiasmo quasi adolescenziale”, dove al passaggio di frontiera cambia anche il cielo. Welcome tu Russia, mentre la radio suona canzoni anche tristi, e le ragazze ti guardano con quegli occhi così di ghiaccio che non si sciolgono mai, e le montagne che si aprono, e le mucche che ballano d’amore. La Mongolia è dietro l’angolo!

Come politicamente ci siamo spartiti acque e terre emerse nel corso dei secoli, allo stesso modo sembra quasi che qualcuno lassù abbia deciso di spartirsi  nettamente anche i cieli. Non capisco se siano stati quest'ultimi ad adattarsi agli altri due elementi naturali, o se proprio sia stata una primordiale convenzione tra cielo e terra fin dal post Pangea, fatto sta che nel varcare una frontiera cambia anche il cielo, questo e' sicuro.

E dal Kazakhstan alla Russia sembra che il cielo si apra e tiri fuori tutta la sua energia nel ridarci vita dopo la pausa forzata di due giorni a Semej. Se il Kazhakstan era riuscito a incupirci drammaticamente, la Russia nei panni di un bel ragazzotto bianco caucasico che ci accoglie sorridente e masticando un po' d'inglese senza nemmeno un dente d'oro, ci riscatena un entusiasmo quasi adolescenziale. Forse anche perchè la Mongolia e' a soli 1200 km da qui.

Tempo un'ora passiamo I controlli di frontiera senza dover lasciare nemmeno un 'souvenir' ma semplicemente con un 'Welcome to Russia', pronunciato con quello straordinario accento alla Ivan Drago. Son  già stato in Russia e da allora un pezzettino di me non se n'e' mai andato, per cui la sensazione e' un po' quella di tornare a casa e ritrovare il profumo di caffelatte in cucina. Ci sono ancora  i pirozhki, la cioccolata aljonka, i rubli e le russe dai diffidenti occhi di ghiaccio educati dal tempo a non scongelarsi mai. C'e' la transiberiana, la lada zhiguli e le distanze infinite. C'e' ancora quel pezzettino di me.

Con l'escursione termica del Kazakhstan la crepa sul parabrezza della Peggy  ha raggiunto i 40 cm, che scorrono in orizzontale, inarrestabili. Mentre corriamo verso la Mongolia (se di correre si può parlare) alla radio canta  Israel Kamakawiwo'ole. In fin dei conti e' lo stesso arcobaleno. Lasciata la città di Barnaul entriamo nella regione dell'Altay, 300 km di montagne, fiumi e turismo da escursioni. Sembra la valle incantata. Sopra alla Peggy ogni tanto passa un falco, quasi volesse accertarsi che tutto stia andando per il meglio. I rapaci sono la nostra scorta.

Tutt'intorno pascolano mucche in splendida salute, che al nostro passaggio tentano di accoppiarsi quasi volessero darci il benvenuto con la loro danza d'amore. Un po' come il militare di Teheran. Sta scendendo la notte e tra I boschi spuntano i falò, fuori ci sono 10 gradi.

Abbandonato l'hotel alle 5 del mattino ci dirigiamo verso Tashanta, valico di frontiera. In questi 70 km che ci separano da Gengis Khan le montagne si fanno rispettosamente da parte, fino ad aprirsi a estuario su un'illimitata altura a circa 2000 metri di altitudine, in attesa di sfociare nel mar Mongolia. Qui alla frontiera nell'attesa giochiamo a centrare il sole del logo Vela Goa sulla macchina con una freccetta magnetica, Italia vs Mongolia. Sulle montagne alla nostra destra, nei 35 km di terra di nessuno tra Russia e Mongolia, pascolano mandrie di mucche apolidi.

Appassionato testo di Andrea Trolese
in collaborazione con il team al completo
Alessandro Bocchio
Edoardo Maritano
Filippo Maritano
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