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Brai&Bei nel cuore kazako: «Drasticamente immenso, e praticamente vuoto»

400 chilometri alla Cina, nelle vaste terre del Kazakhstan, "come se in tutta Europa ci fossero Milano, Parigi, Berlino e Oslo collegate da due strade". E la Peggy scopre le sue prime ferite, e a guidarla sembra una voliera

Anche la piccola grande Peggy sembra affaticata, mostra i primi segni di cedimento e le sue prime ferite. Ma i Brai&Bei non sono gnari che si spaventano, nonostante i migliaia di chilometri da casa, nonostante il Kazakhstan in effetti non è proprio una perla di ospitalità. Posti di blocco improvvisati e alberghi da una notte e via, in un territorio che agli occhi è “drasticamente immenso, e praticamente vuoto”.

Sulla strada per Chiskment non ci saluta nessuno, dai finestrini intravediamo solo sguardi di  diffidente stupore. Se qualcuno ci sorride e' solo perché ci sta cambiando 100 dollari a un tasso arbitrario e da usuraio. Inizio a pensare che forse il piede sbagliato non sia poi cosi sbagliato.

Verso le 21.30 raggiungiamo un hotel dentro al quale ci rifugiamo col paraocchi, ancora intontiti dallo sbalzo culturale appena vissuto. Dove sono gli angeli che regalano angurie? Dove sono i bambini col colbacco? Voglio ancora esser sicuro che non sia cosi.

Il Kazakhstan risulta drasticamente immenso, e praticamente vuoto. Per capirne la proporzione e' come se in tutta Europa ci fossero Milano, Parigi, Berlino e Oslo collegate da due strade. Lo spazio che rimane e' abitato da montagne alte 5000 metri, fiumi e radure. Tra la sabbia che si alza dalle strade si intravedono le cime innevate; se non fosse per il mare direi che il Kazakhstan e' un'opera omnia della natura.

Proprio  per questo motivo non possiamo lamentarci se le strade son divelte; qui l'asfalto stona, e' un elemento sgradito e fuori luogo. La Peggy dopo gli 800 km tra Shikment e Almaty e' ormai ridotta a un concerto di cigolii. Sembra di viaggiare in una voliera. Come se non bastasse una tempesta di sassolini sollevati dai tir in senso opposto ha  procurato un 25 cm di crepa al parabrezza, proprio lato guida. Prima cicatrice per la Peggy.

Per strada veniam fermati da posti di blocco improvvisati e segnalati da cartelli di stop piantati nel bel mezzo di infiniti rettilinei. Il poliziotto di turno ci sorride, e masticando semi di girasole ci fa notare lo stop. Come nella foresta di Nottingham paghiamo il nostro pedaggio e ripartiamo col nostro ormai fiero piede sbagliato.

Per la notte ci fermiamo all’Hotel Biliard, alle porte della ex capitale, in modo da evitare il centro città ed ulteriori spiacevoli pedaggi. Dal tariffario a ore della reception non ci risulta difficile capire che siamo finiti in una di quelle case per amori di passaggio. Un mio caro amico direbbe ‘short term love’. Ad ogni modo qui abbiamo un garage, una cena, staff disponibile e un bel poster erotico sul muro della camera. Tutto per soli 25 dollari. Mentre le palle del biliardo cozzano quasi quanto noi in questa situazione, a 400 km c'e' la Cina.

Appassionato testo di Andrea Trolese
in collaborazione con il team al completo
Alessandro Bocchio
Edoardo Maritano
Filippo Maritano
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