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E’ stata un’esca per animali selvatici a uccidere Giuseppe Ghirardini

Al suo interno cristalli di cianuro. Il giallo di Marcheno resta avvolto nel mistero

Un’esca per ammazzare gli animali selvatici in uso negli anni ’70. Il procure Tommaso Buonanno giovedì ha mostrato quanto è stato rinvenuto nello stomaco di Giuseppe Ghirardini, l’operaio della Bozzoli trovato morto nei boschi tra Ponte di Legno e passo del Tonale, a seguito della scomparsa avvenuta mercoledì 14 ottobre.

All’interno della capsula realizzata a mano, lunga quattro centimetri e con un diametro massimo di due, è alloggiata la fiala in vetro che conteneva i letali cristalli di cianuro. Per poter farli fuoriuscire era necessario rompere l’involucro esterno, sul quale sono infatti visibili segni di morsicature.

Sul caso resta aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, sebbene al momento gli investigatori propendano per un atto volontario. Un'ipotesi respinta però dai familiari: “Non crediamo al suicidio - scrivono in un comunicato - sapendo che Beppe era un uomo solare, pieno di vita e non vedeva l’ora che arrivasse il Natale visto che avrebbe riabbracciato il figlio dopo 5 anni. Le telefonate intercorse infatti con la moglie avvenivano proprio per la preparazione dei documenti per far tornare in Italia il figlio”.
 

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