Venerdì, 14 Maggio 2021
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Bonus Bebè «nazionalista»: dopo sette sentenze il Comune non molla

Sono arrivati i 27mila euro di risarcimento che l'amministrazione ha dovuto versare alle quattro famiglie richiedenti e all'ASGI. Entro il 6 aprile la possibilità di ricorrere in appello, la CGIL: "Speriamo Paroli faccia la scelta giusta"

Sono concretamente arrivati in questi giorni i 27mila euro (3mila per ciascun richiedente e 15mila di risarcimento all’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ASGI) che il Comune di Brescia ha dovuto versare in seguito alla sentenza depositata il 10 gennaio scorso dal Tribunale di Brescia e che riguardano le sette sentenze complessive sulla questione del Bonus Bebè, che l’ASGI non a esitato nel definire “nazionalista” e che aveva poi aperto la strada a molti altri provvedimenti simili adottati da altre amministrazioni (a Brescia ma anche a Bergamo e Milano), “dando luogo ad un vasto contenzioso giudiziario sempre risolto nel senso dell’illegittimità di detti provvedimenti”.

Secondo l’ASGI però, “la vicenda bresciana è tuttavia particolare: sia perché l’amministrazione, dopo essere stata condannata ad estendere il Bonus Bebè agli stranieri, lo aveva revocato anche per gli italiani ed era stata condannata per comportamento ritorsivo con conseguente ordine di attribuire il beneficio a tutti” e “sia perché il Comune di Brescia è stato l’unico in tutta Italia a proseguire nel contenzioso dopo che era stata ultimata la fase cautelare, con due gradi di giudizio”.

Tra risarcimenti ed azioni legali, fanno sapere dalla CGIL Brescia, una spesa complessiva che arriva a sfiorare i 100mila euro. “Uno spreco di soldi pubblici – ha ricordato il segretario Damiano Galletti – che avremmo potuto risparmiare tutti, e che invece sono il frutto della cocciutaggine ideologica della giunta guidata da Adriano Paroli”. In teoria la vicenda non è ancora definitivamente conclusa, perché il Comune potrebbe decidere se presentare un nuovo appello, entro il prossimo 6 aprile: “Questa sarà la prova del nove, anche se ci preoccupa che coinvolga in pieno la campagna elettorale. Speriamo che Paroli faccia la scelta giusta e non decida di fare la fine dei militari giapponesi nelle isole che hanno continuato a combattere una guerra già persa”.

Dei quattro beneficiari ricordiamo Marian, presente ieri in Camera del Lavoro, da 20 anni in Italia e con due bambini, di 13 e 4 anni nati dunque nel Belpaese, che con amarezza ha parlato “del dispiacere di sentirmi discriminata, quando per me i bambini sono tutti uguali, e non è giusto che debbano pagare le colpe di altri”, oppure Arif, in Italia da 22 anni e a Brescia dal 1997, cittadino italiano a tutti gli effetti da più di un anno e che non ha mai voluto mollare, “io pago le tasse come tutti gli altri, forse il Comune aveva bisogno di una lezione”.

“La vicenda del Bonus Bebè è solo una delle tante discriminazioni perpetuate dal Comune di Brescia – ha spiegato infatti Driss Ennya, responsabile dell’Ufficio Immigrazione CGIL – ma forse è una di quelle più clamorose, perché se la prende direttamente con i bambini. Figli di immigrati, e questo va bene, ma ragazzi nati e cresciuti qua: la loro patria è l’Italia, che differenza c’è con gli altri?”. Variazione sul tema, l’ASGI ha deciso di donare parte del risarcimento al fondo ‘Tutti a Scuola!’, che serve per coprire i servizi che il Comune non eroga alle famiglie in difficoltà, vedi la mensa, vedi lo scuolabus.

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